LACTO-OVO VEGETARIAN

La vera dieta vegetariana
normale, completa,
sana, naturale,
preventiva,
senza carenze,
senza ipocrisie,
senza fanatismo,
secondo la Tradizione
e la Scienza più moderna

01 ottobre 2010

Gandhi ai vegetariani: praticare davvero non-violenza e tolleranza

mahatma_gandhiGIORNATA DEI VEGETARIANI E DELLA NON-VIOLENZA. ANNIVERSARIO DI GANDHI. Il 2 ottobre è la Giornata della Non-violenza, perché è la data di nascita di Mohandas K. Gandhi. Nato il 2 ottobre 1869 a Porbandar (Gujarat, India dell’ovest), morì a Nuova Delhi il 30 gennaio 1948, a 79 anni, per mano di un fanatico indu. Già quando era in vita, il nome di Gandhi era preceduto dall’appellativo di venerazione Mahatma (“grande anima”, in sanscrito), su suggerimento del poeta Rabindranath Tagore e del filosofo mistico Shri Aurobindo. In India la sua data di nascita è tuttora giorno festivo.

E’ stato una singolare, unica, figura di politico: tenace difensore di oppressi e discriminati, sindacalista, filosofo morale, e guida spirituale dell’India. Teorico della disobbedienza civile e della non-violenza (ahimsa, in sanscrito), vegetariano, fautore di una vita semplice al limite dell’ascetismo, con poche cose personali, poco cibo, e un vestito essenziale che fu la sua divisa, il dhoti, corta tunica fatta di khadi, rozzo tessuto a mano di cotone o lana che egli stesso tesseva all’arcolaio portatile o chakra, che poi divenne per suo volere il simbolo dell’indipendenza economica indiana, tant’è vero che è stato inserito nella bandiera.

Non solo in India, dove è il Padre della Patria, essendo stato l’ispiratore e il regista delle lotte per l’indipendenza del Paese dal Regno Unito, ma ormai ovunque nel Mondo, Gandhi è considerato uno dei più grandi uomini dell’epoca moderna. Eppure nel 1931, quando venne in visita a Roma, fu ricevuto, sì, dal furbo Mussolini (entrambi nemici dell’Inghilterra), ma non dal papa Pio XI, “perchè – scriveva in un rapporto segreto la polizia – [Gandhi] non ha voluto assoggettarsi ad un vestimento più decente". Cinismo tipico di uomini in divisa, perciò doppiamente vestiti, e di uomini di Chiesa, riccamente abbigliati.

All’Italia era legato in via indiretta, perché profondamente influenzato dalla figura e dal pensiero di Mazzini, di cui teneva sempre in vista un ritratto, come ebbe a sottolineare lo storico e politico G. Spadolini in un discorso tenuto all’Università di Calcutta (25 gennaio 1994), poi apparso in parte sul Messaggero (25 febbraio 1994). Però, le agitazioni promosse da Mazzini – aggiungiamo noi – tutto erano fuorché non-violente.

Come vegetariano Gandhi fa parte della bella lista dei grandi umanisti e filantropi vegetariani, alcuni dei quali suoi contemporanei, come Lev Tolstoi, George Bernard Shaw, e negli ultimi anni della loro vita anche Albert Einstein e Albert Schweitzer. «Le generazioni a venire crederanno a fatica che un individuo in carne e ossa come questo ha camminato su questa terra», disse di lui con ammirazione lo scienziato Einstein.

Ed è paradossale che il giovane Gandhi provenendo dall’India, allora molto più di oggi vegetariana, avesse ripreso l’interrotta tradizione vegetariana di famiglia solo dopo essersi stabilito a Londra per studiare da avvocato (1886). Merito – racconta lui stesso nell’autobiografia La mia vita per la libertà – dei molti ristoranti vegetariani che già alla fine dell‘800 esistevano nella capitale inglese. Mentre ristoranti “vegetariani” (nell’insegna) non esistevano neanche in India. Il vegetarismo, nato in Oriente come pratica religiosa o di purificazione, in Occidente si è diffuso trovando la sua dimensione intellettuale laica, scientifica e nutrizionale. Gandhi aderì, così, alla preesistente Vegetarian Society.

Come teorico dell’azione diretta e della disobbedienza civile con metodi duri ma rigorosamente non-violenti e non cruenti, ebbe grande influenza sui movimenti di liberazione, sulle lotte delle più diverse minoranze emarginate e sui metodi d’azione di partiti specializzati nei diritti di libertà. Dopo la sua scomparsa, dagli anni 50 in poi, s’ispirarono al suo metodo non-violento molti difensori – alcuni anche discussi – dei “diritti civili” provenienti dalle più diverse ideologie, tra i quali Aldo Capitini, Martin Luther King, Marco Pannella, Nelson Mandela,  Aung San Suu Kyi.

TUTTI VEGETARIANI? MAGARI!... Il 3 ottobre, il giorno successivo all’anniversario gandhiano – bella coincidenza – si celebra la Giornata Mondiale del Vegetarismo. I vegetariani, sia moderati (lacto-vegetarian o lacto-ovo-vegetarian, per i quali ora abbiamo creato il primo blog 
di supporto scientifico e pratico), sia radicali, cioè vegan (solo cereali, legumi, verdure, frutta e semi oleosi), stanno aumentando ovunque, anche in Italia.

Una circostanza assolutamente positiva, anche se riteniamo molto sovrastimati i dati diffusi dalle indagini demoscopiche. Nella Penisola saremmo 5 milioni su 60 milioni? “Ma dai…”, direbbe ridendo qualche ragazza veg che sa bene quanta fatica richiede ogni volta trovare altri veg con cui organizzare una gita, una vacanza, perfino una cena… Un dato che stride con la nostra esperienza quotidiana: perfino coloro che possono vantarsi di “conoscere tutti” negli ambienti un tempo noti come “alternativi” o tra i frequentatori dell’alimentazione naturale, ebbene, perfino loro, si lamentano perché in realtà conoscono pochissimi vegetariani. Addirittura, non è vegetariana, è stato constatato – e questo è davvero il colmo – buona parte dei frequentatori delle conferenze delle associazioni vegetariane! Il Mahatma si rivolta nella tomba.
E allora, la gente non dice la verità quando è intervistata? Molto probabilmente. Per motivi psicologici che stanno dietro il meccanismo stesso dell’inchiesta demoscopica. Esiste, infatti, una diffusa tendenza potenziale, specialmente tra i giovani e le donne, al cibo non-violento, quello cioè che non richiede l’uccisione degli animali. Quando ad un giovane già sensibilizzato o animalista o spiritualista l’intervistatore chiede se è vegetariano o se almeno lo sta diventando, o se ama e rispetta gli animali, o se è utente o vorrebbe diventare utente di negozi “bio”, ecco che il giovane è portato a rispondere in buona fede di sì. Perché in effetti apprezza questi valori. E’ un desiderio il suo, anzi un proponimento, più che una realtà. Una decisione che ha appena preso… proprio durante l’intervista, ma che non essendo ben meditata dura poco.

Inoltre esistono motivi commerciali che spingono a ideare questionari capaci di dare cifre elevate. Le rilevazioni sociologiche sono quasi sempre pensate su commissione di aziende o settori produttivi. Ed è noto che esiste un lucroso business attorno al pubblico vegetariano e “bio”, spesso molto consumista (altro che Gandhi e il suo arcolaio per filare!) e poco critico verso le vanterie della pubblicità. Un mercato, perciò, che fa gola alle ditte produttrici che si sono gettate a capofitto sull’alimentazione alternativa, alla faccia del Mahatma e della sua purezza anti-consumistica.

COERENZA MORALE E TOLLERANZA. Insomma, che i vegetariani italiani siano 5 milioni o solo – più probabilmente – 500 mila, troviamo davvero poco “gandhiani” e poco coerenti moralmente, per stare al messaggio di Gandhi, non solo tutte le falsità, esagerazioni e mistificazioni sul vegetarismo, comprese quelle scientifiche e nutrizionali, ma anche i tanti vegan e vegetariani aggressivi ed estremisti, come quelli che nei cortei (p.es. al Veggie Pride che si svolse a Roma) urlano “morte ai macellai”, oppure quelli che “odiano” molti esseri umani “perché mangiano carne” (v. tanti siti web), che diffamano i vegetariani non “abbastanza” vegetariani, o quelli che vorrebbero costringere gli altri – con  vera e propria violenza psicologica – ad una presunta “dieta non-violenta perfetta”. Come se tutte le violenze del Mondo e della storia dell’Uomo si potessero curare o prevenire a tavola. Il Mahatma ha sempre raccomandato, invece, di non seminare odio, neanche attraverso il perfezionismo. E infatti era il primo a confessare i suoi difetti, anche in tema di alimentazione.

Insomma, la non-violenza e la benevolenza non solo non si mostrano soltanto attraverso la “perfezione” presunta del cibo, come purtroppo crede la maggioranza dei vegetariani, ma nei gesti, parole e atteggiamenti dell’Uomo in qualunque minuto, ora, giorno, anno. E si devono manifestare anche nell’estrema  tolleranza verso coloro che la pensano in modo diverso, se non si vuole sconfinare nel fanatismo integralista e autoritario, dunque nella violenza. E infatti, proprio da un fanatico indu, che presumeva in qualche modo di essere “più coerente” e “puro” di lui, nientemeno, Gandhi fu ucciso.

Solo nella coerenza morale e altruistica intesa in questo senso, non nell’inflessibilità d’una ideologia dogmatica fatta di divieti e atti di criminalizzazione verso chi “sbaglia”, la scelta vegetariana è un gesto coerente e nobile. Coerenza morale e tolleranza: questo il senso del messaggio di Gandhi ai vegetariani. Chi mostra sensibilità e amore verso gli animali, deve fare lo stesso con gli uomini. E trattar bene gli animali non ci assolve certo dal “peccato” dell’aggressività, cioè del trattar male gli uomini e le donne con cui condividiamo questo Mondo. Ebbene, quanti sono i vegetariani che pensano e agiscono così? Pochissimi.

Per tanti motivi, insomma, l’anniversario di Gandhi e la Giornata mondiale vegetariana sono una coincidenza che va sottolineata, perché si prestano a considerazioni anticonformistiche sulla retorica di una finta “non-violenza” conformistica e omologatrice.

Per ricordare i due eventi, riportiamo di seguito il discorso sull’etica del vegetarismo tenuto da Gandhi alla Società vegetariana di Londra il 20 novembre 1931.
NICO VALERIO

gandh conferenza London Veg Soc1931LA CONFERENZA DI GANDHI. «Sig. Presidente, colleghi vegetariani e amici, non c'è bisogno che vi dica il piacere che ho provato quando ho ricevuto l'invito a questo convegno, perché mi ha rinfrescato vecchie memorie e ricordi di belle amicizie formate con vegetariani. Sono particolarmente onorato di trovare alla mia destra il sig. Henry Salt. Proprio il libro di Salt La giustificazione del vegetarismo mi ha dimostrato perché, a parte un'abitudine ereditaria e il rispetto per un voto che mi fu imposto da mia madre, era giusto essere vegetariano. E' stato lui a dimostrarmi perché è dovere morale dei vegetariani  non vivere a spese dei nostri amici animali. E' quindi un piacere ulteriore per me trovare il sig. Salt in mezzo a noi.
Non voglio rubarvi troppo tempo con le mie varie esperienze di vegetarismo e nemmeno intendo raccontarvi le grandi difficoltà con cui mi sono confrontato nella stessa Londra per rimanere fedele al vegetarismo, ma vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho maturato sul vegetarismo. Quarant'anni fa avevo l'abitudine di fare amicizia facilmente con altri vegetariani. A quell'epoca non c’era quasi nessun ristorante vegetariano a Londra che io non avessi visitato. Mi ero infatti prefissato di visitarli tutti, sia per curiosità che per studiare le possibilità del vegetarismo. Naturalmente, ero venuto in stretto contatto con molte persone vegetariane. Mi resi conto che a tavola le conversazioni spesso riguardavano il cibo e le malattie, e che i vegetariani che si sforzavano di rimanere saldi nel loro vegetarismo lo trovavano difficile dal punto di vista della salute.
Non so se ancora oggi abbiate di queste discussioni, ma all'epoca io partecipavo a discussioni tra vegetariani e anche tra vegetariani e non-vegetariani. Mi ricordo una di queste discussioni, tra il dott. Densmore e il defunto dott. T. R. Allinson. Allora i vegetariani avevano l'abitudine di non parlare di altro se non di cibo e malattie, ma io credo che questo sia il modo peggiore di occuparsi della questione, e mi rendo conto anche che proprio coloro che diventano vegetariani perché sono affetti da questa o da quella malattia - ossia, solamente per una motivazione salutistica - poi in buona parte tornano indietro. Mi sono reso conto che per rimanere fedeli al vegetarismo è necessaria una base morale.
Quella per me fu una grande scoperta nella mia ricerca della verità. Già in giovane età, nel corso delle mie sperimentazioni, mi resi conto che una base egoistica non sarebbe servita allo scopo di elevare l'uomo sempre più in alto lungo i percorsi evolutivi. Ciò che serviva era uno scopo altruistico. Mi resi anche conto che la salute non era affatto monopolio dei vegetariani. Trovai molte persone che non avevano pregiudizi in un senso o nell'altro e trovai che in genere i non-vegetariani potevano godere di buona salute. Mi resi anche conto che per parecchi vegetariani era impossibile rimanere tali perché avevano fatto del cibo un feticcio, e perché pensavano che diventando vegetariani avrebbero potuto mangiare lenticchie, fagioli e formaggio a sazietà. Ovviamente per queste persone non era possibile conservare una buona salute.
Meditando su questi temi, arrivai alla conclusione che un uomo dovrebbe mangiare con frugalità e ogni tanto digiunare. In effetti nessun uomo o donna mangiava davvero con moderazione o consumava solo la quantità di cibo richiesta dal corpo. Siamo facili prede delle tentazioni del palato, e quindi quando qualcosa ha un gusto delizioso non ci preoccupiamo di prendere un boccone o due in più. Ma non ci si può mantenere in salute in queste condizioni. Pertanto mi resi conto che per mantenersi sani, non importa quanto si mangi, è necessario ridurre la quantità di cibo e il numero dei pasti, diventare moderati, sbagliare in difetto piuttosto che in eccesso. Quando invito degli amici a condividere il cibo con me non li forzo mai a prendere nulla se non quello che desiderano. Al contrario, dico loro di non prendere una cosa se non la vogliono.
Ciò che desidero farvi notare è che i vegetariani devono essere tolleranti se vogliono portare gli altri al vegetarismo. Adottiamo un po' di umiltà. Noi dovremmo fare appello al senso morale delle persone che non hanno le nostre stesse idee. Se un vegetariano si ammalasse, e un dottore gli prescrivesse brodo di manzo, allora io non lo chiamerei vegetariano. I vegetariani sono fatti di materiale più robusto. Perché? Perché il vegetarismo riguarda la costruzione dello spirito, non del corpo. L'uomo è qualcosa di più che carne. E' la spiritualità dell'uomo ciò di cui ci occupiamo. Perciò la base morale dei vegetariani dovrebbe essere la consapevolezza che gli uomini non sono nati carnivori ma per vivere della frutta e delle piante che crescono sulla terra. So che tutti facciamo degli errori. Io rinuncerei al latte se potessi, ma non ci riesco. Ho provato moltissime volte, ma non riuscirei a recuperare le forze dopo una malattia seria senza tornare al latte. Questa è stata la tragedia della mia vita. Ma la base del mio vegetarismo non è fisica, bensì morale. Se qualcuno mi dicesse che morirei se non prendessi del brodo di manzo o di montone, anche su prescrizione medica, io preferirei la morte. Questa è la base del mio vegetarismo.
Ah, come sarebbe bello pensare che tutti noi che ci definiamo vegetariani avessimo questo fondamento! Ci sono stati migliaia di carnivori che non sono rimasti tali. Ci deve essere un preciso motivo per fare quel cambiamento nelle nostre vite, per adottare usi e costumi diversi da quelli prevalenti nella nostra società, anche se a volte quel cambiamento può urtare le persone a noi più vicine e più care. Per nulla al mondo bisognerebbe sacrificare un principio morale. Pertanto il solo fondamento per avere una società vegetariana e per proclamare un principio vegetariano è, e deve essere, di tipo morale. Io che vado in giro per il mondo non sono qui per dirvi che in genere i vegetariani godono di una salute molto migliore rispetto ai carnivori. Appartengo ad un paese che è prevalentemente vegetariano per abitudine o per necessità, pertanto non posso testimoniare che questo mostri una resistenza, un coraggio o un'esenzione dalle malattie molto maggiori, perché è una cosa specifica, personale. Richiede obbedienza, scrupolosa obbedienza, a tutte le leggi dell'igiene.
Insomma, quello che i vegetariani dovrebbero fare non è sottolineare solo le conseguenze fisiche del vegetarismo, ma ricercare le sue conseguenze morali. Anche se non abbiamo ancora dimenticato che abbiamo molte cose in comune con gli animali, non ci rendiamo conto abbastanza che ci sono molte cose che ci differenziano da essi. Ovviamente, esempi di vegetarismo nella mucca e nel bue – che sono vegetariani più perfetti di noi – ma c'è qualcosa di più elevato che ci chiama al vegetarismo. Perciò ho pensato che, nel tempo in cui ho il privilegio di parlarvi, vorrei semplicemente sottolineare il fondamento morale del vegetarismo. E vorrei dire che ho appreso dalla mia stessa esperienza, e dall'esperienza di migliaia di amici e compagni, che loro sono appagati, per quanto riguarda il vegetarismo, dal fondamento morale con cui sostengono la loro scelta.
Per concludere, ringrazio tutti voi per essere venuti e per avermi permesso di incontrarvi di persona. Non posso dire che fossi abituato a vedervi quaranta o quarantadue anni fa. Immagino che i volti della Società Vegetariana di Londra siano cambiati, sono pochissimi i membri che, come il sig. Salt*, possono vantare una partecipazione alla Società che supera i quarant'anni».
M.K. GANDHI

* Henry S. Salt, a cui accenna Gandhi, oggi quasi dimenticato (ma qualche suo libro è ancora ristampato nei Paesi anglosassoni), era stato dirigente dell’Università di Eaton dal 1875 al 1884 e segretario onorario della Lega Umanitaria dal 1891 al 1919. Vegetariano per oltre 50 anni, aveva circa 80 anni al momento del discorso di Gandhi. Riteneva la società umana ancora terribilmente violenta e primitiva, come mostra il polemico titolo d’un suo libro scritto a settant’anni: “Settant'anni tra i selvaggi”.

IMMAGINI. 1. Gandhi in una caricatura anonima. 2. Gandhi durante la stessa conferenza del 1931 presso la London Vegetarian Society di cui tratta il presente articolo. Alla sua destra il vecchio esponente vegetariano H.S. Salt. (fonte: sito italiano di International Vegetarian Union, a cui si deve anche, in parte, la traduzione).

Etichette: , , ,

23 dicembre 2008

Ma perché la nostra cucina è così strana, esotica e snob?

MISTERO. Che ci sarà nella tazza di vetro? Sicuramente qualcosa di strano o esotico. C'è da fidarsi? E sarà dolce o salato, acre o amaro, naturale o artificiale?
.
A guardare nei piatti dei vegetariani c'è da restare allibiti. Tutto è strano, caotico, insolito, misterioso, tecnologico, artificiale, eccentrico, sorprendente, esotico, spesso mal presentato. Ma, più raramente, è anche troppo ben presentato, addirittura vistoso, costruito, acrobatico, talvolta perfino snob. E alcuni fotografano le loro "creazioni" perfino sul loro blog, anche quando francamente non sono affatto invitanti, senza pensare che così non fanno pubblicità al vegetarismo. Perciò, signori giudici, lancio due "capi d'accusa":
1. Qualunque piatto viene trasformato in una caotica insalata russa. Senza che gli incolpevoli russi ne sappiano niente: loro per fortuna non hanno l'insalata russa. Insomma tutto insieme, a caso, randomly.
2. Se non tutte le pietanze, certo quasi ogni pasto ha qualcosa di esotico, meglio se orientale. Diciamoci la verità: che sarebbe la dieta di certe nostre giovani amiche veg senza Mr. Tofu? E dire che Gandhi divenne vegetariano... frequentando i ristoranti vegetariani di Londra! (cfr. la sua autobiografia).
Per concludere, Signori della Corte, abbiamo perso o stiamo perdendo la nostra stupenda e saporita semplicità naturista e vegetariana, fatta di un'enorme ricchezza e varietà di alimenti. Infatti, che bisogno c'è di essere "strani" o "esotici" in modo sempre uguale, quando la nostra terra produce centinaia di cibi vegetali diversi?
Noi vegetariani italiani, in particolare, non abbiamo certo da invidiare nessun’altra tradizione gastronomica. Grazie al clima e alla fertilità del suolo, abbiamo sempre avuto, fin dal tempo degli Etruschi, una cucina a base vegetale ricca e variatissima. Gli ambasciatori venuti dai più lontani Paesi trasecolavano nel vedere tanta abbondanza negli orti e nella natura. Questo mentre, per esempio, nella arida e poverissima Grecia la gente spesso non aveva di che mangiare, e si doveva importare a caro prezzo quasi ogni cibo dal fertile Ponto Eusino. E mentre in Cina mangiavano quasi solo riso (allora, per fortuna, integrale) e soia, da noi c'erano per l'uso quotidiano decine di cereali e legumi. Lo scrittore scientifico Plinio arrivò alla conclusione che i Romani avevano a disposizione per la tavola circa "mille erbe" e piante diverse. Perciò siamo stati i primi. Basti pensare all’opera infaticabile e misconosciuta che gli agronomi etruschi compirono: furono loro a selezionare, migliorare, rendere più mangiabili e polpose, numerose specie agricole, tra cui vari cavoli e broccoli. In pratica, pur non avendo ancora gli alimenti importati dall’America, i nostri progenitori avevano certamente un numero di alimenti vegetali nettamente superiore a quello su cui possiamo contare noi moderni. Soprattutto tra verdure e frutti. Com’è possibile, se oggi con la globalizzazione possiamo mangiare uin po’ di tutto? E’ che allora non si era ancora verificato quell’appiattimento nel gusto generale, quella semplificazione delle specie botaniche alimentari, quella riduzione del numero delle varietà di ogni singola specie, che c’è oggi. La prova? Andate al mercato e cercate le varietà di mele: ne troverete 2, 3, al massimo 4, se siete fortunati 5. I Romani ne avevano oltre 20. Tutto è nato da noi, insomma, ed è un peccato che oggi si perdano le nostre più antiche tradizioni di ricchezza di fonti alimentari, di varietà nella dieta, oltretutto in origine tendenzialmente vegetariana. Perciò mi piace riportare un intervento contro l’inutile, talvolta divertente, ma altre volte irritante, esotismo snob di molti veggies.
.
LE STRANEZZE CULINARIE DI ALCUNI VEGETARIANI
di F.L.MANCO, Ass. Vegetariana Animalista
"Molti vegetariani hanno l’errata convinzione che per alimentarsi in modo vegetariano occorre essere esperti di arte culinaria, far ricorso ad elaborare pietanze, attingere ai libri di cucina o seguire le indicazioni degli esperti in fatto di gastronomia, come se il vegetarismo fosse una dieta alimentare inventata di recente e non il sistema di vita di tutte le generazioni che ci hanno preceduto le quali solo occasionalmente avevano la possibilità di consumare pasti a base di carne.
"Sono pochi i vegetariani, e soprattutto le vegetariane, che sanno approntare una cena in modo semplice e conforme ai principi della buona cucina senza ricorrere a cibi esotici, strane combinazioni, spezie orientali, indiane o intingoli di vario genere.
"E’ raro trovare tra i vegetariani la possibilità di mangiare in modo semplice, normale, naturale, senza ricorrere a pietanze di sapore orientale, a spezzatini di soia, seitan, tofu, cous cous, tempeh, proteine ristrutturate, hamburger, polpette vegetali, creme e burro di sesamo, wurstel, affettati, hummus, gomasio, e via dicendo: alimenti in gran parte venuti dall’altra parte del pianeta. Il classico piatto di pasta al sugo di pomodoro resta una pietanza quasi dimenticata; la verdura cotta al vapore e condita con un filo d’olio a crudo, viene spesso sostituita con involtini ripieni, con legumi in polpette ecc.; le patate lesse e la ricca e semplice insalata, senza l’aggiunta di semi di sesamo o spezie varie, vengono quasi sempre rimpiante in ogni cena vegetariana.
"Oltre a dare un’immagine sbagliata della dieta vegetariana, si pensa che per passare dalla dieta onnivora a quella vegetariana occorra integrare nutrienti e sapori che diversamente verrebbero a mancare. Nulla di più sbagliato: la paura che in fondo possa esserci la carenza di qualche nutriente resta perfino agli addetti ai lavori. Il potere della medicina allopatica e dei nutrizionisti televisivi continua a mietere vittime anche tra i più aggiornati, eppure basterebbe chiedersi se nei prodotti di derivazione animale vi sia qualcosa che non è contenuto nel mondo vegetale per neutralizzare qualunque dubbio e soprattutto basterebbe chiedersi se il nostro organismo di animali fruttariani ha bisogno (per stare in buona salute) di consumare prodotti cadaverici di derivazione animale.
"Mangiare in modo vegetariano è la cosa più semplice, più buona e più salutare del mondo: non significa inventare un nuovo modo di alimentarsi ma semplicemente escludere dalla propria dieta ciò che non è compatibile con la nostra natura e mangiare tutto il resto che il mondo vegetale ci offre in modo così copioso. Cioè una volta esclusi animali (e possibilmente anche derivati) si può liberamente consumare tutti i cibi vegetali possibilmente di stagione, integrali e biologici. E il gioco è fatto. La vita diventa più semplice; il portafoglio ne risente positivamente, ne beneficia anche la natura oltre la nostra salute. La dieta va dalla pasta alla polenta, dal riso ai minestroni, dalla cicoria di campo alla zucca, dai ravanelli alle carote, dalla lattuga al sedano, dalle lenticchie ai ceci, dalla mela all’arancio, dall’uva passa ai fichi secchi, dalle noci alle mandorle e scusate e è poco. In questo c’è tutto ciò che serve al nostro organismo per vivere in ottima salute. Provare per credere".

Etichette: , , , , , ,

Creative Commons License
Il blog "Love-Lacto-Ovo-Vegetarian" di Nico Valerio è protetto da licenza
Creative Commons, Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia
.
E' vietata la riproduzione senza riportare il nome dell Autore, il titolo del blog e il link del blog.
E' vietata ogni modifica del testo, ogni utilizzazione per fini commerciali o per avvalorare tesi contrarie a quelle del blog
Love-lacto-ovo-vegetarian.blogspot.com