LACTO-OVO VEGETARIAN

La vera dieta vegetariana
normale, completa,
sana, naturale,
preventiva,
senza carenze,
senza ipocrisie,
senza fanatismo,
secondo la Tradizione
e la Scienza più moderna

01 ottobre 2010

Gandhi ai vegetariani: praticare davvero non-violenza e tolleranza

mahatma_gandhiGIORNATA DEI VEGETARIANI E DELLA NON-VIOLENZA. ANNIVERSARIO DI GANDHI. Il 2 ottobre è la Giornata della Non-violenza, perché è la data di nascita di Mohandas K. Gandhi. Nato il 2 ottobre 1869 a Porbandar (Gujarat, India dell’ovest), morì a Nuova Delhi il 30 gennaio 1948, a 79 anni, per mano di un fanatico indu. Già quando era in vita, il nome di Gandhi era preceduto dall’appellativo di venerazione Mahatma (“grande anima”, in sanscrito), su suggerimento del poeta Rabindranath Tagore e del filosofo mistico Shri Aurobindo. In India la sua data di nascita è tuttora giorno festivo.

E’ stato una singolare, unica, figura di politico: tenace difensore di oppressi e discriminati, sindacalista, filosofo morale, e guida spirituale dell’India. Teorico della disobbedienza civile e della non-violenza (ahimsa, in sanscrito), vegetariano, fautore di una vita semplice al limite dell’ascetismo, con poche cose personali, poco cibo, e un vestito essenziale che fu la sua divisa, il dhoti, corta tunica fatta di khadi, rozzo tessuto a mano di cotone o lana che egli stesso tesseva all’arcolaio portatile o chakra, che poi divenne per suo volere il simbolo dell’indipendenza economica indiana, tant’è vero che è stato inserito nella bandiera.

Non solo in India, dove è il Padre della Patria, essendo stato l’ispiratore e il regista delle lotte per l’indipendenza del Paese dal Regno Unito, ma ormai ovunque nel Mondo, Gandhi è considerato uno dei più grandi uomini dell’epoca moderna. Eppure nel 1931, quando venne in visita a Roma, fu ricevuto, sì, dal furbo Mussolini (entrambi nemici dell’Inghilterra), ma non dal papa Pio XI, “perchè – scriveva in un rapporto segreto la polizia – [Gandhi] non ha voluto assoggettarsi ad un vestimento più decente". Cinismo tipico di uomini in divisa, perciò doppiamente vestiti, e di uomini di Chiesa, riccamente abbigliati.

All’Italia era legato in via indiretta, perché profondamente influenzato dalla figura e dal pensiero di Mazzini, di cui teneva sempre in vista un ritratto, come ebbe a sottolineare lo storico e politico G. Spadolini in un discorso tenuto all’Università di Calcutta (25 gennaio 1994), poi apparso in parte sul Messaggero (25 febbraio 1994). Però, le agitazioni promosse da Mazzini – aggiungiamo noi – tutto erano fuorché non-violente.

Come vegetariano Gandhi fa parte della bella lista dei grandi umanisti e filantropi vegetariani, alcuni dei quali suoi contemporanei, come Lev Tolstoi, George Bernard Shaw, e negli ultimi anni della loro vita anche Albert Einstein e Albert Schweitzer. «Le generazioni a venire crederanno a fatica che un individuo in carne e ossa come questo ha camminato su questa terra», disse di lui con ammirazione lo scienziato Einstein.

Ed è paradossale che il giovane Gandhi provenendo dall’India, allora molto più di oggi vegetariana, avesse ripreso l’interrotta tradizione vegetariana di famiglia solo dopo essersi stabilito a Londra per studiare da avvocato (1886). Merito – racconta lui stesso nell’autobiografia La mia vita per la libertà – dei molti ristoranti vegetariani che già alla fine dell‘800 esistevano nella capitale inglese. Mentre ristoranti “vegetariani” (nell’insegna) non esistevano neanche in India. Il vegetarismo, nato in Oriente come pratica religiosa o di purificazione, in Occidente si è diffuso trovando la sua dimensione intellettuale laica, scientifica e nutrizionale. Gandhi aderì, così, alla preesistente Vegetarian Society.

Come teorico dell’azione diretta e della disobbedienza civile con metodi duri ma rigorosamente non-violenti e non cruenti, ebbe grande influenza sui movimenti di liberazione, sulle lotte delle più diverse minoranze emarginate e sui metodi d’azione di partiti specializzati nei diritti di libertà. Dopo la sua scomparsa, dagli anni 50 in poi, s’ispirarono al suo metodo non-violento molti difensori – alcuni anche discussi – dei “diritti civili” provenienti dalle più diverse ideologie, tra i quali Aldo Capitini, Martin Luther King, Marco Pannella, Nelson Mandela,  Aung San Suu Kyi.

TUTTI VEGETARIANI? MAGARI!... Il 3 ottobre, il giorno successivo all’anniversario gandhiano – bella coincidenza – si celebra la Giornata Mondiale del Vegetarismo. I vegetariani, sia moderati (lacto-vegetarian o lacto-ovo-vegetarian, per i quali ora abbiamo creato il primo blog 
di supporto scientifico e pratico), sia radicali, cioè vegan (solo cereali, legumi, verdure, frutta e semi oleosi), stanno aumentando ovunque, anche in Italia.

Una circostanza assolutamente positiva, anche se riteniamo molto sovrastimati i dati diffusi dalle indagini demoscopiche. Nella Penisola saremmo 5 milioni su 60 milioni? “Ma dai…”, direbbe ridendo qualche ragazza veg che sa bene quanta fatica richiede ogni volta trovare altri veg con cui organizzare una gita, una vacanza, perfino una cena… Un dato che stride con la nostra esperienza quotidiana: perfino coloro che possono vantarsi di “conoscere tutti” negli ambienti un tempo noti come “alternativi” o tra i frequentatori dell’alimentazione naturale, ebbene, perfino loro, si lamentano perché in realtà conoscono pochissimi vegetariani. Addirittura, non è vegetariana, è stato constatato – e questo è davvero il colmo – buona parte dei frequentatori delle conferenze delle associazioni vegetariane! Il Mahatma si rivolta nella tomba.
E allora, la gente non dice la verità quando è intervistata? Molto probabilmente. Per motivi psicologici che stanno dietro il meccanismo stesso dell’inchiesta demoscopica. Esiste, infatti, una diffusa tendenza potenziale, specialmente tra i giovani e le donne, al cibo non-violento, quello cioè che non richiede l’uccisione degli animali. Quando ad un giovane già sensibilizzato o animalista o spiritualista l’intervistatore chiede se è vegetariano o se almeno lo sta diventando, o se ama e rispetta gli animali, o se è utente o vorrebbe diventare utente di negozi “bio”, ecco che il giovane è portato a rispondere in buona fede di sì. Perché in effetti apprezza questi valori. E’ un desiderio il suo, anzi un proponimento, più che una realtà. Una decisione che ha appena preso… proprio durante l’intervista, ma che non essendo ben meditata dura poco.

Inoltre esistono motivi commerciali che spingono a ideare questionari capaci di dare cifre elevate. Le rilevazioni sociologiche sono quasi sempre pensate su commissione di aziende o settori produttivi. Ed è noto che esiste un lucroso business attorno al pubblico vegetariano e “bio”, spesso molto consumista (altro che Gandhi e il suo arcolaio per filare!) e poco critico verso le vanterie della pubblicità. Un mercato, perciò, che fa gola alle ditte produttrici che si sono gettate a capofitto sull’alimentazione alternativa, alla faccia del Mahatma e della sua purezza anti-consumistica.

COERENZA MORALE E TOLLERANZA. Insomma, che i vegetariani italiani siano 5 milioni o solo – più probabilmente – 500 mila, troviamo davvero poco “gandhiani” e poco coerenti moralmente, per stare al messaggio di Gandhi, non solo tutte le falsità, esagerazioni e mistificazioni sul vegetarismo, comprese quelle scientifiche e nutrizionali, ma anche i tanti vegan e vegetariani aggressivi ed estremisti, come quelli che nei cortei (p.es. al Veggie Pride che si svolse a Roma) urlano “morte ai macellai”, oppure quelli che “odiano” molti esseri umani “perché mangiano carne” (v. tanti siti web), che diffamano i vegetariani non “abbastanza” vegetariani, o quelli che vorrebbero costringere gli altri – con  vera e propria violenza psicologica – ad una presunta “dieta non-violenta perfetta”. Come se tutte le violenze del Mondo e della storia dell’Uomo si potessero curare o prevenire a tavola. Il Mahatma ha sempre raccomandato, invece, di non seminare odio, neanche attraverso il perfezionismo. E infatti era il primo a confessare i suoi difetti, anche in tema di alimentazione.

Insomma, la non-violenza e la benevolenza non solo non si mostrano soltanto attraverso la “perfezione” presunta del cibo, come purtroppo crede la maggioranza dei vegetariani, ma nei gesti, parole e atteggiamenti dell’Uomo in qualunque minuto, ora, giorno, anno. E si devono manifestare anche nell’estrema  tolleranza verso coloro che la pensano in modo diverso, se non si vuole sconfinare nel fanatismo integralista e autoritario, dunque nella violenza. E infatti, proprio da un fanatico indu, che presumeva in qualche modo di essere “più coerente” e “puro” di lui, nientemeno, Gandhi fu ucciso.

Solo nella coerenza morale e altruistica intesa in questo senso, non nell’inflessibilità d’una ideologia dogmatica fatta di divieti e atti di criminalizzazione verso chi “sbaglia”, la scelta vegetariana è un gesto coerente e nobile. Coerenza morale e tolleranza: questo il senso del messaggio di Gandhi ai vegetariani. Chi mostra sensibilità e amore verso gli animali, deve fare lo stesso con gli uomini. E trattar bene gli animali non ci assolve certo dal “peccato” dell’aggressività, cioè del trattar male gli uomini e le donne con cui condividiamo questo Mondo. Ebbene, quanti sono i vegetariani che pensano e agiscono così? Pochissimi.

Per tanti motivi, insomma, l’anniversario di Gandhi e la Giornata mondiale vegetariana sono una coincidenza che va sottolineata, perché si prestano a considerazioni anticonformistiche sulla retorica di una finta “non-violenza” conformistica e omologatrice.

Per ricordare i due eventi, riportiamo di seguito il discorso sull’etica del vegetarismo tenuto da Gandhi alla Società vegetariana di Londra il 20 novembre 1931.
NICO VALERIO

gandh conferenza London Veg Soc1931LA CONFERENZA DI GANDHI. «Sig. Presidente, colleghi vegetariani e amici, non c'è bisogno che vi dica il piacere che ho provato quando ho ricevuto l'invito a questo convegno, perché mi ha rinfrescato vecchie memorie e ricordi di belle amicizie formate con vegetariani. Sono particolarmente onorato di trovare alla mia destra il sig. Henry Salt. Proprio il libro di Salt La giustificazione del vegetarismo mi ha dimostrato perché, a parte un'abitudine ereditaria e il rispetto per un voto che mi fu imposto da mia madre, era giusto essere vegetariano. E' stato lui a dimostrarmi perché è dovere morale dei vegetariani  non vivere a spese dei nostri amici animali. E' quindi un piacere ulteriore per me trovare il sig. Salt in mezzo a noi.
Non voglio rubarvi troppo tempo con le mie varie esperienze di vegetarismo e nemmeno intendo raccontarvi le grandi difficoltà con cui mi sono confrontato nella stessa Londra per rimanere fedele al vegetarismo, ma vorrei condividere con voi alcune riflessioni che ho maturato sul vegetarismo. Quarant'anni fa avevo l'abitudine di fare amicizia facilmente con altri vegetariani. A quell'epoca non c’era quasi nessun ristorante vegetariano a Londra che io non avessi visitato. Mi ero infatti prefissato di visitarli tutti, sia per curiosità che per studiare le possibilità del vegetarismo. Naturalmente, ero venuto in stretto contatto con molte persone vegetariane. Mi resi conto che a tavola le conversazioni spesso riguardavano il cibo e le malattie, e che i vegetariani che si sforzavano di rimanere saldi nel loro vegetarismo lo trovavano difficile dal punto di vista della salute.
Non so se ancora oggi abbiate di queste discussioni, ma all'epoca io partecipavo a discussioni tra vegetariani e anche tra vegetariani e non-vegetariani. Mi ricordo una di queste discussioni, tra il dott. Densmore e il defunto dott. T. R. Allinson. Allora i vegetariani avevano l'abitudine di non parlare di altro se non di cibo e malattie, ma io credo che questo sia il modo peggiore di occuparsi della questione, e mi rendo conto anche che proprio coloro che diventano vegetariani perché sono affetti da questa o da quella malattia - ossia, solamente per una motivazione salutistica - poi in buona parte tornano indietro. Mi sono reso conto che per rimanere fedeli al vegetarismo è necessaria una base morale.
Quella per me fu una grande scoperta nella mia ricerca della verità. Già in giovane età, nel corso delle mie sperimentazioni, mi resi conto che una base egoistica non sarebbe servita allo scopo di elevare l'uomo sempre più in alto lungo i percorsi evolutivi. Ciò che serviva era uno scopo altruistico. Mi resi anche conto che la salute non era affatto monopolio dei vegetariani. Trovai molte persone che non avevano pregiudizi in un senso o nell'altro e trovai che in genere i non-vegetariani potevano godere di buona salute. Mi resi anche conto che per parecchi vegetariani era impossibile rimanere tali perché avevano fatto del cibo un feticcio, e perché pensavano che diventando vegetariani avrebbero potuto mangiare lenticchie, fagioli e formaggio a sazietà. Ovviamente per queste persone non era possibile conservare una buona salute.
Meditando su questi temi, arrivai alla conclusione che un uomo dovrebbe mangiare con frugalità e ogni tanto digiunare. In effetti nessun uomo o donna mangiava davvero con moderazione o consumava solo la quantità di cibo richiesta dal corpo. Siamo facili prede delle tentazioni del palato, e quindi quando qualcosa ha un gusto delizioso non ci preoccupiamo di prendere un boccone o due in più. Ma non ci si può mantenere in salute in queste condizioni. Pertanto mi resi conto che per mantenersi sani, non importa quanto si mangi, è necessario ridurre la quantità di cibo e il numero dei pasti, diventare moderati, sbagliare in difetto piuttosto che in eccesso. Quando invito degli amici a condividere il cibo con me non li forzo mai a prendere nulla se non quello che desiderano. Al contrario, dico loro di non prendere una cosa se non la vogliono.
Ciò che desidero farvi notare è che i vegetariani devono essere tolleranti se vogliono portare gli altri al vegetarismo. Adottiamo un po' di umiltà. Noi dovremmo fare appello al senso morale delle persone che non hanno le nostre stesse idee. Se un vegetariano si ammalasse, e un dottore gli prescrivesse brodo di manzo, allora io non lo chiamerei vegetariano. I vegetariani sono fatti di materiale più robusto. Perché? Perché il vegetarismo riguarda la costruzione dello spirito, non del corpo. L'uomo è qualcosa di più che carne. E' la spiritualità dell'uomo ciò di cui ci occupiamo. Perciò la base morale dei vegetariani dovrebbe essere la consapevolezza che gli uomini non sono nati carnivori ma per vivere della frutta e delle piante che crescono sulla terra. So che tutti facciamo degli errori. Io rinuncerei al latte se potessi, ma non ci riesco. Ho provato moltissime volte, ma non riuscirei a recuperare le forze dopo una malattia seria senza tornare al latte. Questa è stata la tragedia della mia vita. Ma la base del mio vegetarismo non è fisica, bensì morale. Se qualcuno mi dicesse che morirei se non prendessi del brodo di manzo o di montone, anche su prescrizione medica, io preferirei la morte. Questa è la base del mio vegetarismo.
Ah, come sarebbe bello pensare che tutti noi che ci definiamo vegetariani avessimo questo fondamento! Ci sono stati migliaia di carnivori che non sono rimasti tali. Ci deve essere un preciso motivo per fare quel cambiamento nelle nostre vite, per adottare usi e costumi diversi da quelli prevalenti nella nostra società, anche se a volte quel cambiamento può urtare le persone a noi più vicine e più care. Per nulla al mondo bisognerebbe sacrificare un principio morale. Pertanto il solo fondamento per avere una società vegetariana e per proclamare un principio vegetariano è, e deve essere, di tipo morale. Io che vado in giro per il mondo non sono qui per dirvi che in genere i vegetariani godono di una salute molto migliore rispetto ai carnivori. Appartengo ad un paese che è prevalentemente vegetariano per abitudine o per necessità, pertanto non posso testimoniare che questo mostri una resistenza, un coraggio o un'esenzione dalle malattie molto maggiori, perché è una cosa specifica, personale. Richiede obbedienza, scrupolosa obbedienza, a tutte le leggi dell'igiene.
Insomma, quello che i vegetariani dovrebbero fare non è sottolineare solo le conseguenze fisiche del vegetarismo, ma ricercare le sue conseguenze morali. Anche se non abbiamo ancora dimenticato che abbiamo molte cose in comune con gli animali, non ci rendiamo conto abbastanza che ci sono molte cose che ci differenziano da essi. Ovviamente, esempi di vegetarismo nella mucca e nel bue – che sono vegetariani più perfetti di noi – ma c'è qualcosa di più elevato che ci chiama al vegetarismo. Perciò ho pensato che, nel tempo in cui ho il privilegio di parlarvi, vorrei semplicemente sottolineare il fondamento morale del vegetarismo. E vorrei dire che ho appreso dalla mia stessa esperienza, e dall'esperienza di migliaia di amici e compagni, che loro sono appagati, per quanto riguarda il vegetarismo, dal fondamento morale con cui sostengono la loro scelta.
Per concludere, ringrazio tutti voi per essere venuti e per avermi permesso di incontrarvi di persona. Non posso dire che fossi abituato a vedervi quaranta o quarantadue anni fa. Immagino che i volti della Società Vegetariana di Londra siano cambiati, sono pochissimi i membri che, come il sig. Salt*, possono vantare una partecipazione alla Società che supera i quarant'anni».
M.K. GANDHI

* Henry S. Salt, a cui accenna Gandhi, oggi quasi dimenticato (ma qualche suo libro è ancora ristampato nei Paesi anglosassoni), era stato dirigente dell’Università di Eaton dal 1875 al 1884 e segretario onorario della Lega Umanitaria dal 1891 al 1919. Vegetariano per oltre 50 anni, aveva circa 80 anni al momento del discorso di Gandhi. Riteneva la società umana ancora terribilmente violenta e primitiva, come mostra il polemico titolo d’un suo libro scritto a settant’anni: “Settant'anni tra i selvaggi”.

IMMAGINI. 1. Gandhi in una caricatura anonima. 2. Gandhi durante la stessa conferenza del 1931 presso la London Vegetarian Society di cui tratta il presente articolo. Alla sua destra il vecchio esponente vegetariano H.S. Salt. (fonte: sito italiano di International Vegetarian Union, a cui si deve anche, in parte, la traduzione).

Etichette: , , ,

30 novembre 2008

Veronesi chiaro e semplice: “Ecco i miei consigli da vegetariano”.

UNO SCIENZIATO CORAGGIOSO, CHIARO E CHE NON SI DA' ARIE: INSOMMA, POCO ITALIANO
Ah, se tutti gli scienziati, o anche solo i medici, i docenti universitari, gli intellettuali, o almeno i giornalisti, fossero così chiari nell’esposizione, lineari nel pensiero e efficaci nella comunicazione com’è Veronesi!  Coraggioso, pieno di iniziativa e di idee originali, franco, chiaro, semplice, che non si dà arie, che non usa paroloni a sproposito, che non inventa neologismi, che non straparla in modo prolisso per non dire nulla. Sembra un anglosassone di oggi, o meglio un italiano antico, ma molto antico, diciamo del tempo degli antichi Romani. Ma oggi come siamo?

Come siamo cambiati, e in peggio! Oggi molti uomini di scienza e di cultura meno sanno, meno originali cioè meno intelligenti sono (e perciò più complessi d’inferiorità si portano dentro…), più sono oscuri nella forma e contorti o cavillosi nel pensiero. E più si danno arie. Guardatevi subito dalle persone che ostentano prosopopea, “dignità”, seriosità eccessiva, che si mettono da soli in evidenza in modo aggressivo e strafottente, senza poi aver fatto o detto o scoperto proprio nulla di originale e di serio: sono spesso dei personaggi televisivi, talvolta anche dei mediocri, e quando non sono mediocri sono dei furbi che profittano del successo popolare, ma restano insicuri di sé. Diffidate di chi parla difficile o in modo oscuro o inutilmente provocatorio: è potenzialmente uno che vuole imbrogliare o nascondere, o distrarre il pubblico facendo spettacolo. Eppure questi personaggi trovano sempre i gonzi, cioè la gente semplice che ci casca: "Ma quello è un pozzo di scienza", dicono. Figuriamoci: è solo uno che recita il ruolo del “sicuro di sé”.

IN ITALIA, PRETI, MEDICI E SCIENZIATI CON LA VESTE NERA DEL CLERICUS 
Di persone così, che quasi sempre si danno un tono altezzoso e modi seriosi e autoritari, pontificano, recitano il ruolo dell’intellettuale della barzelletta, che poi è uno stereotipo popolare, sono pieni giornali, televisioni, Università, partiti, Parlamento. In fondo impersonano l’idea che il ragioniere o la casalinga, cioè l’uomo della strada, hanno del "professore universitario". Una persona che risponde appena al saluto, che disprezza gli altri, che impone soggezione. E' anche questo un lascito della cultura umanistica cattolica, spagnolesca e italiana, col ruolo definito dalla lunga veste nera di clericus, che poi fu per secoli anche la divisa dei medici. I medici di Pinocchio.
Nei Paesi della Riforma protestante, invece, scienziati e intellettuali sono persone semplici e alla mano, spesso divertenti. Sono persone che studiano e che sanno (ma lo devono dimostrare, perché possono essere licenziati in ogni momento), che non si danno tono, e che devono essere così intelligenti da essere capiti da tutti. Che è un’abilità ulteriore rispetto a quella, relativamente facile, di essere capiti dai colleghi.

IL BELLO DELL'INTERVISTA: SEMPLICITA’ E FRANCHEZZA
Il chirurgo oncologo Umberto Veronesi, è tutto il contrario di questo ritratto-stereotipo che ci siamo divertiti a dipingere. Anche per questo, per questa sua semplicità e franchezza anglosassone, oltre al fatto che è vegetariano, ci piace. Ecco la sua intervista al settimanale Gente del 6 giugno scorso. Veronesi ritiene, come noi, che “Le uova, il latte e i suoi derivati o il miele sono utili all’organismo”. Rispetto per l’ideologia estrema dei vegan, ma sensatamente aggiunge: “Non mi sentirei di promuoverla presso tutta la popolazione, come invece penso sia giusto fare con il vegetarianesimo”. Da notare, infine, che l’anziano Veronesi usa ancora il termine che si usava molti decenni fa: vegetarianesimo. Oggi è preferibile vegetarismo.
NICO VALERIO

.

Ma ecco finalmente l’intervista: 

Professore, Lei da quanto tempo è vegetariano?

Da sempre, o meglio da quando ho iniziato a scegliere la mia alimentazione. La mia famiglia era di origine contadina e io ho trascorso la mia infanzia in campagna, circondato da vitelli, agnelli, puledri, e tanti animali che consideravo i miei amici. Crescendo, il solo pensiero del loro sacrificio è diventato per me inaccettabile. La mia scelta vegetariana è perciò una scelta etico-filosofica. Ho il massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme, specie quando non può far valere le proprie ragioni. Il cibo per me è una forma di celebrazione della vita, un premio dopo la fatica e un momento di gioia autentica, come lo era appunto da bambino. Per questo non mi piace celebrare la vita negando la vita stessa ad altri esseri viventi. Sono contrario ad ogni forma di violenza, anche quella esercitata nei confronti degli animali da allevamento quando vengono torturati: immobilizzati per impedire il movimento, ingozzati di cibo e anche percossi crudelmente (come succede in Giappone) perché la loro carne sia più grassa e bianca al momento del macello. L’uomo è davvero l’animale più crudele.

Perché dobbiamo diventare vegetariani?

Non si tratta di un dovere ma di una libera scelta, ispirata dal rispetto per la vita e dalla solidarietà verso gli esseri viventi. E intendo anche gli uomini, quelli più indigenti, che soffrono la fame. Oggi abbiamo sufficienti dati per confermare che ridurre il consumo di carne nel mondo occidentale può contribuire a ridurre la scarsità di cibo e di acqua nei Paesi più poveri. Perché in realtà i prodotti agricoli sarebbero sufficienti a sfamare tutti se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da allevamento, perché i terreni destinati al pascolo potrebbero essere coltivati e dare più alimenti, perché per produrre un chilo di carne occorrono 20.000 litri d’acqua.

Ci sono i vantaggi per la salute? E quali? E svantaggi?

Non ci sono dubbi che un’alimentazione povera di carne e ricca di vegetali sia più adatta a mantenerci in salute. Attraverso tutti gli alimenti che ingeriamo, noi immettiamo nel nostro organismo una certa quantità delle sostanze tossiche solubili disperse nell’ambiente. Queste sostanze si accumulano più facilmente nel tessuto adiposo, dove rimangono per molto tempo esponendoci più a lungo ai loro effetti tossici. Frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di fibre: queste, agevolando il transito del cibo ingerito, riducono il tempo di contatto con la parete intestinale degli eventuali agenti cancerogeni presenti nella dieta quotidiana. Non è così per gli alimenti di origine animale. Quando ingeriamo una quantità eccessiva di calorie sotto forma di proteine, grassi e zuccheri, queste vengono convertite in molecole di trigliceridi e accumulate nel tessuto adiposo come depositi di riserva. È proprio qui, nel grasso corporeo, che più facilmente si accumulano le sostanze dannose presenti nell’ambiente. Ecco perché esiste una correlazione tra diete ricche di grassi saturi (provenienti da fonti animali) e alcuni tumori. Frutta e verdura invece, oltre a contaminarci molto meno degli altri alimenti, sono scrigni di preziose sostanze come vitamine, antiossidanti e inibitori della cancerogenesi (come i flavonoidi gli isoflavoni), che consentono di neutralizzare gli agenti cancerogeni, di "diluirne" la formazione e di ridurre la proliferazione delle cellule malate. Non solo quindi possiamo consumarne in abbondanza, ma dobbiamo anzi farlo quotidianamente per assicurarci un’adeguata protezione.

I vegani che non si nutrono di nulla di origine animale, rappresentano la fascia estrema dei vegetariani, non sono esagerati?

Filosoficamente i vegani vanno oltre la solidarietà e la non violenza di cui abbiamo parlato. Dal punto di vista della salute, penso che le uova, il latte e i suoi derivati o il miele sono utili all’organismo. Dunque rispetto la loro posizione, ma non mi sentirei di promuoverli presso tutta la popolazione, come invece penso sia giusto fare con il vegetarianesimo.

Ma la carne è davvero così dannosa per l'organismo?

Come ho detto prima, i danni derivano non tanto dalla carne, quanto da un consumo eccessivo di grassi di origine animale: questi grassi possono favorire l’insorgere di alcuni tipi di tumore perché veicolano facilmente i residui dei pesticidi, erbicidi e fungicidi che si usano in agricoltura, il fall-out radioattivo, il benzopirene che emana dalle città inquinate. Inoltre anche il modo di trattare la carne può essere importante: per esempio, se sottoposta a temperature molto elevate, può denaturarsi e produrre idrocarburi cancerogeni.

Senza carne che cosa bisogna mangiare per un'alimentazione corretta ed equilibrata?

Basta seguire una dieta il più possibile variata, ricca di frutta, verdura, carboidrati, con pochi grassi e poco alcol e ben bilanciata, vale a dire che contenga tutti gli elementi nutritivi fondamentali come zuccheri, proteine (contenute ad esempio nei legumi), vitamine, ferro, calcio.

Alcuni pediatri sostengono che togliere la carne ai bambini potrebbe essere dannoso per il loro sviluppo. E' vero?

Io non sono d’accordo. Considerando il fatto che in termini evoluzionistici l’uomo è un primate, e che noi abbiamo mantenuto le caratteristiche metaboliche fondamentali dei primati che sono rimasti vegetariani, comprendiamo dunque come il nostro organismo sia programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci può in alcun modo indebolire, e lo prova il fatto che un neonato nei primi mesi quadruplica il peso che aveva alla nascita nutrendosi solo di latte. La carne poi, l’abbiamo visto prima, non è indispensabile alla nostra alimentazione, nemmeno durante lo svezzamento, perché si possono trovare gli elementi nutritivi indispensabili anche in altri cibi.

Omg, insetticidi, pesticidi, falde acquifere e terreno inquinati compromettono gravemente il mondo vegetale. Che fare?

Non dobbiamo confondere le colture Ogm con le sostanze inquinanti disperse nell’ambiente e con i pesticidi. Sui prodotti Ogm e sul rischio che possano produrre per la salute dell’uomo, l’esperienza su base scientifica maturata negli ultimi anni può tranquillizzare tutti. Recentemente la Commissione Europea ha presentato i risultati di 15 anni di ricerche, che dimostrano che i prodotti delle colture Ogm sviluppate fino a oggi non hanno mostrato alcun nuovo rischio per la salute umana o per l’ambiente.* Anzi, l’utilizzo mirato delle modificazioni genetiche può preservare la pianta dall’utilizzo invasivo di pesticidi e di altre sostanze nocive usate per combattere i parassiti. Per quanto riguarda poi i pesticidi, un gruppo di esperti incaricati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito le quantità massime accettabili dei più importanti; su queste si basa la legislazione internazionale che stabilisce la quantità giornaliera autorizzata (ADI accetable daily intake) di queste sostanze. La legge quindi tutela i consumatori contro l’uso eccessivo dei pesticidi. Il mondo vegetale è più minacciato che in passato, ma anche più protetto. Infine, per quanto riguarda in generale le sostanze inquinanti diffuse nell’acqua e nei terreni, la miglior difesa è comunque l’abitudine a mangiare poco, perché meno sostanze ingeriamo meno rischi corriamo. Sembra banale, ma un’alimentazione frugale è importante per stare bene. Noi mangiamo per conservare la vita e il nostro organismo preleva calorie dai depositi di grasso, che vengono prudentemente immagazzinati quando ci si nutre. La salute sta nel mantenere in equilibrio questo processo di entrate ed uscite. Basta per esempio alzarsi da tavola sempre con un po’ di appetito.

Lei intende condurre una battaglia in Senato a favore del vegetarianesimo, in che modo?

Non mi piace parlare di battaglia: non c’è nulla da combattere. Parlerei piuttosto di una campagna educativa per l’etica e la salute. Il mio intento è promuovere la cultura vegetariana nel Paese.

.

Qui finisce l’intervista. Ma visto che ne ha parlato Veronesi, è bene specificare a scanso di equivoci la nostra posizione sugli Ogm. Che è diversa da quella del chirurgo:
.
* LA NOSTRA POSIZIONE SUI SEMI OGM. Le nuove tecnologie genetiche definite Ogm possono porre problemi seri a un sistema alimentare millenario e ben sperimentato, specialmente in Italia. Se non danni diretti alla salute dell'uomo e dell'ambiente, potrebbero esserci gravi danni di tipo agronomico-colturale ed economico.
I nuovi semi Ogm sono così invadenti da determinare la scomparsa dei semi di specie o varietà più antiche o locali, o perché i pollini invadono i campi vicini o perché gli agricoltori più poveri che detengono magari specie antiche rare, prezioso patrimonio dell'umanità (pensiamo a certi farri o spelte), si vedranno costretti ad acquistare ogni anno le sementi Ogm per la semina dalle ditte proprietarie, perché le piante Ogm danno semi sterili. Senza contare - riferisce il prof. Perrino - che si sono già manifestate resistenze di piante Ogm ai pesticidi.
Insomma, il rischio è che l'Uomo, senza neanche risparmiare pesticidi, come si dice, cada in una banale speculazione economica a vantaggio di un monopolio o un oligopolio, perdendo per sempre le sementi, oltretutto gratuite, delle piante alimentari antiche, che sono la nostra Storia e danno la varietà biologica sulla Terra e a tavola.
I vantaggi degli Ogm sembrano, in sostanza davvero modesti. Che bisogno c'è degli Ogm, in Europa, in Italia (dove non esiste certo carestia e ci sono cibi a sufficienza, alcuni dei quali di grande qualità e antiche tradizioni), dato che i pesticidi di oggi a differenza di quelli di 20 anni fa sono poco persistenti e poco tossici, e per di più si va diffondendo la lotta biologica, l'agricoltura integrata e "biologica"?
Siamo sempre per la massima libertà della scienza, ma bisogna garantire anche una pari libertà di scelta ai coltivatori e ai consumatori, in modo da tutelare in futuro le sementi delle nostre specie tradizionali non-Ogm. Sarà possibile la pacifica coesistenza dei due sistemi? Abbiamo qualche dubbio. (NV)

IMMAGINI. Un piatto di fagioli bianchi con pomodoro ed erbe aromatiche, una forma di formaggio fresco del Piemonte, un uovo, il miele. Alimenti lacto-ovo-vegetariani citati da Veronesi nell'intervista.

AGGIORNATO IL 14 MAGGIO 2013

Etichette: , , , , ,

Creative Commons License
Il blog "Love-Lacto-Ovo-Vegetarian" di Nico Valerio è protetto da licenza
Creative Commons, Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia
.
E' vietata la riproduzione senza riportare il nome dell Autore, il titolo del blog e il link del blog.
E' vietata ogni modifica del testo, ogni utilizzazione per fini commerciali o per avvalorare tesi contrarie a quelle del blog
Love-lacto-ovo-vegetarian.blogspot.com