LACTO-OVO VEGETARIAN

La vera dieta vegetariana
normale, completa,
sana, naturale,
preventiva,
senza carenze,
senza ipocrisie,
senza fanatismo,
secondo la Tradizione
e la Scienza più moderna

19 maggio 2009

Ma nella nostra dieta ci sarà abbastanza selenio o no?

Le noci del Brasile sono ricchissime di selenio. Ma ne sono dotati molti alimenti, per niente esotici, che si consumano ogni giorno in grande quantità. Non c'è, quindi, nessun bisogno di ricorrere a pesce o carne, a "patate arricchite" o integratori a rischio. E comunque, anche una dieta vegetariana a base di cereali integrali, verdure, noci, latticini e uova, è sufficientemente dotata di selenio. Che dipende, attenzione, molto dal terreno sul quale è stata coltivata la pianta.

Tutto è iniziato dalla domanda di una lettrice: "Che ne pensi delle tanto pubblicizzate patate al selenio?"
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"Salve, una domanda specifica da una assidua lettrice del suo blog: cosa ne pensa delle patate pubblicizzate come “ricche di selenio”? Il 'Consorzio delle buone idee' la arricchisce al selenio, a quanto ho capito spruzzandolo sulle foglie. Il selenio è certamente un oligoelemento essenziale, ma in dosi eccessive può essere tossico, e di certo è contenuto in molti altri cibi. Non è un'esagerazione mangiare una patata 'arricchita'? E poi, è assimilabile ugualmente anche se aggiunto artificialmente? La sponsorizzano come un'idea geniale. Scrivo per un giornale territoriale del municipio XI di Roma, "Core", e vorrei fare un breve articolo in cui affronto quest'argomento. mi piacerebbe ascoltare la sua opinione in proposito. Cordiali saluti e ringraziamenti.
Saba Camilletti"

Tabelle serie e credibili di composizione di alimenti ricchi di selenio sono rare. Le poche esistenti mettono in evidenza per lo più alimenti animali. E ci sarà pure un motivo. Nell’articolo generale sul blog Alimentazione Naturale, che vi consiglio di leggere preliminarmente, perché sul selenio non posso ripetere qui i medesimi concetti, ho inserito una mia nuova nuova tabella delle fonti di selenio creata appositamente sulla base dei dati Inran, ente molto attento agli alimenti italiani, il che è importante per il selenio – che com’è noto dipende anche e soprattutto dal tipo di terreno – ma assai poco attento ai cibi integrali e alle esigenze di naturisti e vegetariani.

Qui, invece, pubblico una mia originale tabella del selenio per i vegetariani, anche questa fatta per l’occasione, ma sulla base dei dati dell’USDA, il Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti, che tiene conto delle porzioni reali e anche un poco dei cibi dei vegetariani.

Selenio nella dieta vegetariana per porzioni (USDA)

La sorpresa per molti sarà di vedere una noce sola al comando anche nella classifica del selenio.

Leggetevi, ripeto, l’articolo su Alimentazione Naturale, e confrontate tra loro le due tabelle: avrete un quadro completo. Se un semplice piatto di pasta integrale cotta e non ancora condita dà 36 μg di selenio dei 55 μg consigliati per tutti gli alimenti della giornata, possiamo stare davvero tranquilli.

Di norma, perciò, nessun problema di carenza di selenio per chi pratica in modo intelligente, vario e completo l’alimentazione vegetariana. A meno che, in altre parole, non metta in atto una dieta dimagrante, o sia anziano o affetto da pigrizia o depressione, o abbia tendenze verso l’anoressia.

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30 novembre 2008

Veronesi chiaro e semplice: “Ecco i miei consigli da vegetariano”.

UNO SCIENZIATO CORAGGIOSO, CHIARO E CHE NON SI DA' ARIE: INSOMMA, POCO ITALIANO
Ah, se tutti gli scienziati, o anche solo i medici, i docenti universitari, gli intellettuali, o almeno i giornalisti, fossero così chiari nell’esposizione, lineari nel pensiero e efficaci nella comunicazione com’è Veronesi!  Coraggioso, pieno di iniziativa e di idee originali, franco, chiaro, semplice, che non si dà arie, che non usa paroloni a sproposito, che non inventa neologismi, che non straparla in modo prolisso per non dire nulla. Sembra un anglosassone di oggi, o meglio un italiano antico, ma molto antico, diciamo del tempo degli antichi Romani. Ma oggi come siamo?

Come siamo cambiati, e in peggio! Oggi molti uomini di scienza e di cultura meno sanno, meno originali cioè meno intelligenti sono (e perciò più complessi d’inferiorità si portano dentro…), più sono oscuri nella forma e contorti o cavillosi nel pensiero. E più si danno arie. Guardatevi subito dalle persone che ostentano prosopopea, “dignità”, seriosità eccessiva, che si mettono da soli in evidenza in modo aggressivo e strafottente, senza poi aver fatto o detto o scoperto proprio nulla di originale e di serio: sono spesso dei personaggi televisivi, talvolta anche dei mediocri, e quando non sono mediocri sono dei furbi che profittano del successo popolare, ma restano insicuri di sé. Diffidate di chi parla difficile o in modo oscuro o inutilmente provocatorio: è potenzialmente uno che vuole imbrogliare o nascondere, o distrarre il pubblico facendo spettacolo. Eppure questi personaggi trovano sempre i gonzi, cioè la gente semplice che ci casca: "Ma quello è un pozzo di scienza", dicono. Figuriamoci: è solo uno che recita il ruolo del “sicuro di sé”.

IN ITALIA, PRETI, MEDICI E SCIENZIATI CON LA VESTE NERA DEL CLERICUS 
Di persone così, che quasi sempre si danno un tono altezzoso e modi seriosi e autoritari, pontificano, recitano il ruolo dell’intellettuale della barzelletta, che poi è uno stereotipo popolare, sono pieni giornali, televisioni, Università, partiti, Parlamento. In fondo impersonano l’idea che il ragioniere o la casalinga, cioè l’uomo della strada, hanno del "professore universitario". Una persona che risponde appena al saluto, che disprezza gli altri, che impone soggezione. E' anche questo un lascito della cultura umanistica cattolica, spagnolesca e italiana, col ruolo definito dalla lunga veste nera di clericus, che poi fu per secoli anche la divisa dei medici. I medici di Pinocchio.
Nei Paesi della Riforma protestante, invece, scienziati e intellettuali sono persone semplici e alla mano, spesso divertenti. Sono persone che studiano e che sanno (ma lo devono dimostrare, perché possono essere licenziati in ogni momento), che non si danno tono, e che devono essere così intelligenti da essere capiti da tutti. Che è un’abilità ulteriore rispetto a quella, relativamente facile, di essere capiti dai colleghi.

IL BELLO DELL'INTERVISTA: SEMPLICITA’ E FRANCHEZZA
Il chirurgo oncologo Umberto Veronesi, è tutto il contrario di questo ritratto-stereotipo che ci siamo divertiti a dipingere. Anche per questo, per questa sua semplicità e franchezza anglosassone, oltre al fatto che è vegetariano, ci piace. Ecco la sua intervista al settimanale Gente del 6 giugno scorso. Veronesi ritiene, come noi, che “Le uova, il latte e i suoi derivati o il miele sono utili all’organismo”. Rispetto per l’ideologia estrema dei vegan, ma sensatamente aggiunge: “Non mi sentirei di promuoverla presso tutta la popolazione, come invece penso sia giusto fare con il vegetarianesimo”. Da notare, infine, che l’anziano Veronesi usa ancora il termine che si usava molti decenni fa: vegetarianesimo. Oggi è preferibile vegetarismo.
NICO VALERIO

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Ma ecco finalmente l’intervista: 

Professore, Lei da quanto tempo è vegetariano?

Da sempre, o meglio da quando ho iniziato a scegliere la mia alimentazione. La mia famiglia era di origine contadina e io ho trascorso la mia infanzia in campagna, circondato da vitelli, agnelli, puledri, e tanti animali che consideravo i miei amici. Crescendo, il solo pensiero del loro sacrificio è diventato per me inaccettabile. La mia scelta vegetariana è perciò una scelta etico-filosofica. Ho il massimo rispetto per la vita in tutte le sue forme, specie quando non può far valere le proprie ragioni. Il cibo per me è una forma di celebrazione della vita, un premio dopo la fatica e un momento di gioia autentica, come lo era appunto da bambino. Per questo non mi piace celebrare la vita negando la vita stessa ad altri esseri viventi. Sono contrario ad ogni forma di violenza, anche quella esercitata nei confronti degli animali da allevamento quando vengono torturati: immobilizzati per impedire il movimento, ingozzati di cibo e anche percossi crudelmente (come succede in Giappone) perché la loro carne sia più grassa e bianca al momento del macello. L’uomo è davvero l’animale più crudele.

Perché dobbiamo diventare vegetariani?

Non si tratta di un dovere ma di una libera scelta, ispirata dal rispetto per la vita e dalla solidarietà verso gli esseri viventi. E intendo anche gli uomini, quelli più indigenti, che soffrono la fame. Oggi abbiamo sufficienti dati per confermare che ridurre il consumo di carne nel mondo occidentale può contribuire a ridurre la scarsità di cibo e di acqua nei Paesi più poveri. Perché in realtà i prodotti agricoli sarebbero sufficienti a sfamare tutti se non fossero in gran parte utilizzati per alimentare gli animali da allevamento, perché i terreni destinati al pascolo potrebbero essere coltivati e dare più alimenti, perché per produrre un chilo di carne occorrono 20.000 litri d’acqua.

Ci sono i vantaggi per la salute? E quali? E svantaggi?

Non ci sono dubbi che un’alimentazione povera di carne e ricca di vegetali sia più adatta a mantenerci in salute. Attraverso tutti gli alimenti che ingeriamo, noi immettiamo nel nostro organismo una certa quantità delle sostanze tossiche solubili disperse nell’ambiente. Queste sostanze si accumulano più facilmente nel tessuto adiposo, dove rimangono per molto tempo esponendoci più a lungo ai loro effetti tossici. Frutta e verdura sono alimenti poverissimi di grassi e ricchi di fibre: queste, agevolando il transito del cibo ingerito, riducono il tempo di contatto con la parete intestinale degli eventuali agenti cancerogeni presenti nella dieta quotidiana. Non è così per gli alimenti di origine animale. Quando ingeriamo una quantità eccessiva di calorie sotto forma di proteine, grassi e zuccheri, queste vengono convertite in molecole di trigliceridi e accumulate nel tessuto adiposo come depositi di riserva. È proprio qui, nel grasso corporeo, che più facilmente si accumulano le sostanze dannose presenti nell’ambiente. Ecco perché esiste una correlazione tra diete ricche di grassi saturi (provenienti da fonti animali) e alcuni tumori. Frutta e verdura invece, oltre a contaminarci molto meno degli altri alimenti, sono scrigni di preziose sostanze come vitamine, antiossidanti e inibitori della cancerogenesi (come i flavonoidi gli isoflavoni), che consentono di neutralizzare gli agenti cancerogeni, di "diluirne" la formazione e di ridurre la proliferazione delle cellule malate. Non solo quindi possiamo consumarne in abbondanza, ma dobbiamo anzi farlo quotidianamente per assicurarci un’adeguata protezione.

I vegani che non si nutrono di nulla di origine animale, rappresentano la fascia estrema dei vegetariani, non sono esagerati?

Filosoficamente i vegani vanno oltre la solidarietà e la non violenza di cui abbiamo parlato. Dal punto di vista della salute, penso che le uova, il latte e i suoi derivati o il miele sono utili all’organismo. Dunque rispetto la loro posizione, ma non mi sentirei di promuoverli presso tutta la popolazione, come invece penso sia giusto fare con il vegetarianesimo.

Ma la carne è davvero così dannosa per l'organismo?

Come ho detto prima, i danni derivano non tanto dalla carne, quanto da un consumo eccessivo di grassi di origine animale: questi grassi possono favorire l’insorgere di alcuni tipi di tumore perché veicolano facilmente i residui dei pesticidi, erbicidi e fungicidi che si usano in agricoltura, il fall-out radioattivo, il benzopirene che emana dalle città inquinate. Inoltre anche il modo di trattare la carne può essere importante: per esempio, se sottoposta a temperature molto elevate, può denaturarsi e produrre idrocarburi cancerogeni.

Senza carne che cosa bisogna mangiare per un'alimentazione corretta ed equilibrata?

Basta seguire una dieta il più possibile variata, ricca di frutta, verdura, carboidrati, con pochi grassi e poco alcol e ben bilanciata, vale a dire che contenga tutti gli elementi nutritivi fondamentali come zuccheri, proteine (contenute ad esempio nei legumi), vitamine, ferro, calcio.

Alcuni pediatri sostengono che togliere la carne ai bambini potrebbe essere dannoso per il loro sviluppo. E' vero?

Io non sono d’accordo. Considerando il fatto che in termini evoluzionistici l’uomo è un primate, e che noi abbiamo mantenuto le caratteristiche metaboliche fondamentali dei primati che sono rimasti vegetariani, comprendiamo dunque come il nostro organismo sia programmato proprio per il consumo di frutta, verdura e legumi. Una dieta priva di carne non ci può in alcun modo indebolire, e lo prova il fatto che un neonato nei primi mesi quadruplica il peso che aveva alla nascita nutrendosi solo di latte. La carne poi, l’abbiamo visto prima, non è indispensabile alla nostra alimentazione, nemmeno durante lo svezzamento, perché si possono trovare gli elementi nutritivi indispensabili anche in altri cibi.

Omg, insetticidi, pesticidi, falde acquifere e terreno inquinati compromettono gravemente il mondo vegetale. Che fare?

Non dobbiamo confondere le colture Ogm con le sostanze inquinanti disperse nell’ambiente e con i pesticidi. Sui prodotti Ogm e sul rischio che possano produrre per la salute dell’uomo, l’esperienza su base scientifica maturata negli ultimi anni può tranquillizzare tutti. Recentemente la Commissione Europea ha presentato i risultati di 15 anni di ricerche, che dimostrano che i prodotti delle colture Ogm sviluppate fino a oggi non hanno mostrato alcun nuovo rischio per la salute umana o per l’ambiente.* Anzi, l’utilizzo mirato delle modificazioni genetiche può preservare la pianta dall’utilizzo invasivo di pesticidi e di altre sostanze nocive usate per combattere i parassiti. Per quanto riguarda poi i pesticidi, un gruppo di esperti incaricati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stabilito le quantità massime accettabili dei più importanti; su queste si basa la legislazione internazionale che stabilisce la quantità giornaliera autorizzata (ADI accetable daily intake) di queste sostanze. La legge quindi tutela i consumatori contro l’uso eccessivo dei pesticidi. Il mondo vegetale è più minacciato che in passato, ma anche più protetto. Infine, per quanto riguarda in generale le sostanze inquinanti diffuse nell’acqua e nei terreni, la miglior difesa è comunque l’abitudine a mangiare poco, perché meno sostanze ingeriamo meno rischi corriamo. Sembra banale, ma un’alimentazione frugale è importante per stare bene. Noi mangiamo per conservare la vita e il nostro organismo preleva calorie dai depositi di grasso, che vengono prudentemente immagazzinati quando ci si nutre. La salute sta nel mantenere in equilibrio questo processo di entrate ed uscite. Basta per esempio alzarsi da tavola sempre con un po’ di appetito.

Lei intende condurre una battaglia in Senato a favore del vegetarianesimo, in che modo?

Non mi piace parlare di battaglia: non c’è nulla da combattere. Parlerei piuttosto di una campagna educativa per l’etica e la salute. Il mio intento è promuovere la cultura vegetariana nel Paese.

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Qui finisce l’intervista. Ma visto che ne ha parlato Veronesi, è bene specificare a scanso di equivoci la nostra posizione sugli Ogm. Che è diversa da quella del chirurgo:
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* LA NOSTRA POSIZIONE SUI SEMI OGM. Le nuove tecnologie genetiche definite Ogm possono porre problemi seri a un sistema alimentare millenario e ben sperimentato, specialmente in Italia. Se non danni diretti alla salute dell'uomo e dell'ambiente, potrebbero esserci gravi danni di tipo agronomico-colturale ed economico.
I nuovi semi Ogm sono così invadenti da determinare la scomparsa dei semi di specie o varietà più antiche o locali, o perché i pollini invadono i campi vicini o perché gli agricoltori più poveri che detengono magari specie antiche rare, prezioso patrimonio dell'umanità (pensiamo a certi farri o spelte), si vedranno costretti ad acquistare ogni anno le sementi Ogm per la semina dalle ditte proprietarie, perché le piante Ogm danno semi sterili. Senza contare - riferisce il prof. Perrino - che si sono già manifestate resistenze di piante Ogm ai pesticidi.
Insomma, il rischio è che l'Uomo, senza neanche risparmiare pesticidi, come si dice, cada in una banale speculazione economica a vantaggio di un monopolio o un oligopolio, perdendo per sempre le sementi, oltretutto gratuite, delle piante alimentari antiche, che sono la nostra Storia e danno la varietà biologica sulla Terra e a tavola.
I vantaggi degli Ogm sembrano, in sostanza davvero modesti. Che bisogno c'è degli Ogm, in Europa, in Italia (dove non esiste certo carestia e ci sono cibi a sufficienza, alcuni dei quali di grande qualità e antiche tradizioni), dato che i pesticidi di oggi a differenza di quelli di 20 anni fa sono poco persistenti e poco tossici, e per di più si va diffondendo la lotta biologica, l'agricoltura integrata e "biologica"?
Siamo sempre per la massima libertà della scienza, ma bisogna garantire anche una pari libertà di scelta ai coltivatori e ai consumatori, in modo da tutelare in futuro le sementi delle nostre specie tradizionali non-Ogm. Sarà possibile la pacifica coesistenza dei due sistemi? Abbiamo qualche dubbio. (NV)

IMMAGINI. Un piatto di fagioli bianchi con pomodoro ed erbe aromatiche, una forma di formaggio fresco del Piemonte, un uovo, il miele. Alimenti lacto-ovo-vegetariani citati da Veronesi nell'intervista.

AGGIORNATO IL 14 MAGGIO 2013

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30 ottobre 2008

Veggies più protetti. Ma perché? Ecco i fattori possibili

La vera V del vegetarismo

Per proteggere, protegge, ma con quali possibili "meccanismi d'azione"? Insomma, in che modo l'alimentazione vegetariana protegge dal cancro? Se lo chiedono da anni i ricercatori di tutto il mondo, i quali osservano come i "veggies" non entrino più negli studi scientifici per il rischio potenziale di carenze nutrizionali, come accadeva un tempo, ma piuttosto come soggetti beneficiati da un minor rischio in tutte le Civilization Disease, o malattie degenerative, da quelle cardiovascolari all'obesità, dal diabete ai diversi tipi di tumori, appunto.
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Su quest'ultimo punto, ecco il parere, datato ma per la concisione con cui è espresso sicuramente di grande utilità per i giovani o nuovi vegetariani che ci leggono, del dr. John Weisburger, della Loma Linda University, noto ricercatore nel campo della prevenzione oncologica:
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I vegetariani si ammalano meno di cancro?
In effetti, si ammalano meno di cancro rispetto agli onnivori. Tuttavia, non è noto in che misura questa differenza dipenda dalla dieta. Lo studio del cancro è complicato poiché è una malattia che può svilupparsi nel corso di decenni. E, poiché molti fattori legati allo stile di vita ne influenzano il rischio, è sempre difficile stabilire quale sia l'effetto reale di uno solo di tali fattori. Per esempio, i vegetariani potrebbero avere un tasso ridotto di mortalità perché sono meno obesi, praticano più attività fisica, fumano meno e si sottopongono con maggiore frequenza ai controlli medici. L'incidenza più bassa di abitudine al fumo è uno dei motivi per cui i vegetariani sviluppano meno frequentemente il cancro polmonare. In alcuni casi, abbiamo buoni motivi per credere che una dieta vegetariana sia protettiva. Ciò è chiaramente palese nel caso del cancro del colon. E, sebbene il rischio per il cancro della prostata e della mammella può non essere significativamente inferiore, molti studi hanno trovato una relazione tra il consumo di prodotti animali e il rischio di questi tipi di tumore.
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I fattori che nelle diete vegetariane sembrano essere protettivi contro il cancro sono i seguenti:
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I vegetariani consumano più fibre
Infatti, i vegetariani assumono 2-3 volte più fibre rispetto ai non-vegetariani. Il National Cancer Institute (Usa.) raccomanda l'assunzione di 20-35 g di fibra al giorno. Un Occidentale medio ne consuma appena 15 gi al giorno. I vegetariani ne consumano tipicamente 30-45 g al giorno.
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I vegetariani consumano meno grassi
I lacto-ovo-vegetariani consumano una dieta che contiene circa il 10 per cento in meno di grassi rispetto alla dieta non-vegetariana, mentre la dieta vegana contiene circa il 20 per cento in meno di grassi. Le diete ad alta percentuale di grassi possono aumentare il rischio per i principali tumori quali quello alla mammella, al colon ed alla prostata. C'è comunque possibilità di miglioramento, anche nelle diete vegetariane. Molti vegetariani seguono diete che superano il limite superiore di 30 per cento di grassi fissato dal National Cancer Institute. E molti esperti credono che questi limiti siano ancora troppo elevati.
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I vegetariani non mangiano la carne
La carne rossa in particolare può dare origine a composti cancerogeni quando cucinata ad elevate temperature. Certi gruppi di individui possono essere particolarmente a rischio se consumano carne, a causa del modo in cui il loro organismo metabolizza questi composti cancerogeni.
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I vegetariani mangiano più frutta e verdura
I vegetariani consumano maggiori quantità di questi alimenti e possono introdurre maggiori quantità degli agenti potenzialmente anti-cancerogeni contenuti nella frutta e nella verdura. (Ma chiunque, vegetariano o no, dovrebbe consumare maggiori quantità di questi alimenti protettivi.)
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I vegetariani consumano più sostanze fitochimiche
Questi sono composti biologicamente attivi presenti soltanto negli alimenti vegetali. Le piante li producono per proteggersi da una miriade di fattori ambientali stressanti, e queste sostanze possono essere protettivi anche per noi.
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I vegetariani hanno riserve di ferro più limitate

Livelli elevati di ferro possono aumentare il rischio di cancro, sebbene questa sia ancora una supposizione. Il ferro in eccesso può generare specie molto reattive di radicali liberi che possono a loro volta danneggiare le cellule.
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I vegetariani assumono più antiossidanti

Questi composti contribuiscono a neutralizzare gli effetti dei radicali liberi. Alcuni sono vitamine, quale il beta-carotene (precursore della vitamina A), la vitamina C e la vitamina E, mentre alcuni sono sostanze fitochimiche, non propriamente nutritive. I vegetariani assumono il 50 per cento in più di vitamina C rispetto ai non vegetariani ed il doppio di vitamina E e di beta-carotene.
JOHN WEISBURGER.
(trad. Roberta Trevisanato e Luciana Baroni)

Obiezioni e commenti. Il peso minore non è la causa, ma l'effetto
Nulla da dire sui 7 possibili fattori protettivi dei vegetariani. Negli ultimi anni hanno avuto ulteriori conferme. Qualche obiezione, invece, su 3 supposizioni di Weisburger espresse nel primo capoverso. La prima è che forse i vegetariani sono più sani perché "meno obesi". Ma la logica direbbe l'opposto. In realtà, il minor peso, lungi dall'essere la causa, è la conseguenza dell'essere vegetariani. Naturalmente, il prodotto non cambia: sempre meno rischio hanno.
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"Si sottopongono con maggiore frequenza ai controlli medici".
In Italia, non credo. Forse le donne, ma perché donne, non vegetariane. Conosco decine di vegetariani che hanno un sacro terrore di studi medici e ambulatori ASL, fedeli al motto "Meno medici incontri e meno medicine prendi nella tua vita, meglio è". Da naturista, sui farmaci sono ovviamente d'accordo. Che poi a pensarci bene è la norma di vita degli stessi medici, definiti dalle statistiche sanitarie, in media, "molto trasandati" nel curarsi. Ma sulle visite mediche e in genere sulle pure diagnosi non sono così Robinson. Conoscere è sempre utile e saggio: basta non esagerare in diagnostica, come si fa in Italia.
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Allora "praticano più attività fisica"?
Ma per carità... E' famosa la pigrizia dei vegetariani. Da anni, per esempio, cerco di convincere i vegetariani di Roma e del Lazio a fare sport, anzi il più naturale degli sport, l'escursionismo in ambienti bellissimi, nella Natura selvaggia e in montagna. In una città di 3 milione di abitanti, non sono mai riuscito ad avere più di 1 o 2 veggies nella comitiva. Tanto che mi sono spinto alle congetture più strane. Sembra quasi che il vegetariano medio abbia una "vita al risparmio", una condotta prudentissima e frenata che lo porta ad evitare ogni sforzo fisico intenso, come se fosse - che so - convinto di essere border line, al limite della sopravvivenza, e dunque non disposto a rischiare con attività non strettamente indispensabili la vita, la salute. Se non fosse un ossimoro, direi una vita "nervosa" (stanno sempre in giro) ma "al rallentatore", senza compiere mai esercizi intensi. Una vita leggera. Forse molti veg praticano una dieta sbagliata, troppo povera, carente di B12. Molti in realtà sono vegan ed hanno carenze gravi? Contrariamente alle cose che ripeto sempre e che ho visto confermate negli studi scientifici, come la predisposizione teorica, se la dieta è corretta, agli sport aerobici e di durata. E i "famosi campioni sportivi vegetariani" di cui ho scritto nel mio libro-guida sul vegetarismo Il Piatto Verde? Erano già sportivi quando divennero vegetariani.

Ma è anche la nostra "fissazione sul cibo".
Ma secondo me Weisburger ha dimenticato l'ipotesi più realistica. Noi vegetariani abbiamo meno rischi, perché oltre ai tanti antiossidanti della dieta, abbiamo la "mania del cibo", siamo cioè dei "fissati sull'alimentazione". E perfino le tante fanciulle che sbagliano dieta, riservano all'alimentazione un'attenzione continua, nevrotica, maniacale, ossessiva. Molta informazione e un monitoraggio continuo, che rendono più difficili o solo temporanei i grossolani errori degli onnivori. E poiché, ad ogni modo, tra fibre, sostanze anti-nutritive, timore di grassi e zuccheri e spinte cripto-anoressiche, ingeriamo meno calorie, gli effetti degli errori saranno sempre modesti, forse nulli. Elementare, Watson.

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09 giugno 2008

La dieta Vegetariana più completa. Lacto-ovo rispetta animali e uomo.

E’ davvero completa la dieta onnivora, cioè quella più comune? In teoria sì, ma in pratica no. Perché oggi, per la pigrizia di chi non ama cucinare, è sempre più una dieta “carnea”, anzi, iper-carnea. Si è notato infatti che chi mangia carne (da noi veg definito ironicamente “carnivoro”, come se fosse un animale) finisce quasi sempre per mangiarne troppa, convinto che sia l’alimento “più rapido” da cucinare e “più nutriente”. Doppio errore.

Ma così si finisce per praticare una dieta sbilanciata, spesso troppo ricca di proteine animali, e carente di fibre (nella carne mancano totalmente). E poiché chi mangia abitualmente carne non si interessa certo dell’aspetto salutistico e preventivo del cibo (la prova è che ignora o non dà importanza al fatto che la carne cotta ad alta temperatura è cancerogena), la dieta onnivora o mista è quasi sempre poverissima di legumi, cereali integrali, verdure e frutta. Inutile aggiungere, poi, che nella carne non esistono sostanze antiossidanti o anti-cancro. Il che, ora che sappiamo che il cibo, il nostro normalissimo cibo di tutti i giorni, perfino se biologico, è ricco anche di sostanze naturali tossiche o cancerogene che vanno neutralizzate da antiossidanti, equivale a dire “ad alto rischio”.

La ricerca moderna, sulla base degli studi epidemiologici, ha provato che la dieta scientificamente più sana e protettiva è quella "mediterranea", che i ricercatori descrivono in pratica come una sorta di alimentazione storica, cioè selezionata nel tempo, a grande preponderanza vegetale, tendenzialmente vegetariana. Noi invece, non facciamo altro che estendere un poco il concetto, interpretandola come compiutamente vegetariana. E il vegetarismo migliore perché più completo, più adatto all'Uomo perché meno lontano dalla sua Storia, biologia e natura, è quello lacto-ovo vegetariano.

Anzi, meglio sarebbe dire, alimentazione “naturista-vegetariana”. Perché “naturista”? Perché deve avere sempre un occhio attento al viver sano e secondo Natura (sia natura esterna, come ambiente-piante-animali, sia natura dell’Uomo, cioè le nostre esigenze tipiche della specie. Di qui la ricerca anche storica del nostro “cibo tipico”, scelto per prove ed errori, “elettivo”. L’armonia con l’ambiente significa anche una minore violenza antropocentrica. E attenzione alla naturalità e semplicità del cibo, e alle sue proprietà protettive, visto che proprio il Naturismo igienico e medico che si ispira a Ippocrate, riduce i rischi delle gravi malattie degenerative dei nostri tempi, dall’obesità alle malattie cardio-circolatorie, dal diabete al cancro. Lo dicevano i medici antichi, lo conferma la scienza moderna.
Ma deve essere ben bilanciata e completa – si raccomandano nutrizionisti e dietologi – meglio se completata da piccole quantità di uova e latticini, per non danneggiare paradossalmente l’animale Uomo. Del resto, così si sono nutriti milioni di Antenati per lunghi periodi, senza sapere che quella loro dieta necessitata e inconsapevole si sarebbe chiamata un giorno “vegetariana”. La Dieta Lacto-ovo-vegetariana è coerente con la Storia dell’Uomo, è stata sperimentata per millenni “per prove ed errori”, sia pure come tendenza o necessità o realtà di fatto, non come scelta consapevole. Perciò, assomiglia molto al regime di “alimentazione naturale” che la specie umana ha seguito istintivamente per lunghi periodi.

Il vegetarismo, che è anche una filosofia di vita e un’etica, sul piano strettamente alimentare consiste nell’escludere ogni cibo che renda necessaria la morte d’un animale, perciò carni fresche, salumi, pesci, crostacei. Il che vuol dire mettere al centro della propria tavola cereali (meglio se integrali) e legumi, verdure crude e cotte, semi oleosi, erbe aromatiche, frutta fresca, ma anche latticini (la ricotta, fresca o essiccata, la le proteine migliori perché deriva dalla lattoalbumina (siero) e non dalla caseina), yogurt, panna, uova, miele.

La moda americana del “fish-vegetarism”, ridicola già nel nome (il pesce che cos’è, una verdura?), vorrebbe dare a intendere che si può chiamare vegetariana una dieta che uccide un animale. Che poi sia “senziente” o no (altra sciocchezza molto diffusa) non vuol dire nulla. Se anche fosse dimostrato che le vongole o le alici o il tonno non provano dolore, sempre comunque un vegetariano vero dovrebbe escludere con decisione pesci, molluschi e crostacei dalla propria tavola. Non per il “dolore” procurato, ma per un principio etico: non uccidere. Che cosa c’entra il ”dolore”, tirato in ballo da non pochi vegetariani? Sarebbe come dire che un uomo, purché imbottito di analgesici e sedativi, cioè fuori dello stato di coscienza, potrebbe lecitamente essere ucciso? Una tesi aberrante.

Del resto, nessuno è obbligato a essere vegetariano. E’ una scelta tipica di persone sensibili e conseguenti sul piano morale ed etico. Ci vuole, non di fronte agli altri, ma di fronte a se stessi, un minimo di coerenza. Anzi, noi vorremmo anche un massimo di coerenza, come il comportarsi in modo non-violento anche e soprattutto lontano dalla tavola, nella vita quotidiana, nei rapporti con gli altri uomini. Cosa che pochissimi vegetariani e vegan fanno, riducendo tutta la loro ricerca di non-violenza al solo pasto, che è una piccola espressione della vita.

Quindi, non uccidere animali, è il primo comandamento di un ideale decalogo della non-violenza. Anzi, in teoria, se fossimo pura intelligenza senza corpo e quindi senza bisogni nutritivi, non dovremmo neanche uccidere vegetali, come pure facciamo mangiando i cespi di insalata, un ravanello, il broccolo ecc. Ma dobbiamo pur vivere, e se non vogliamo fare una violenza grave all’animale uomo, cioè a noi stessi, qualcosa dobbiamo pur mangiare.

Ma potremmo mangiare soltanto alimenti assolutamente non-violenti? Certo: la frutta, i frutti dell’orto (pomodori, zucchine, peperoni ecc.), i semi (legumi, semi oleosi, cereali), il latte, i latticini, le uova e il miele, sono tutti alimenti davvero non-violenti, perché non causano la morte, né della pianta – che è un vivente, ma spesso lo dimentichiamo – né dell’animale da cui provengono. 

E le verdure? Unica eccezione sono le verdure a foglia, le radici e i gambi, fateci caso, proprio i cibi considerati più innocui: sul piano filosofico e anche biologico non sono diverse dalle carni, perché la loro “raccolta” causa la morte del vivente. Purtroppo quasi sempre la raccolta d’una pianta di verdura significa la fine della vita per quell’individuo vivente (spinaci, lattuga, indivia, ravanello, cardo, sedano, basilico, prezzemolo, aglio, cipolla, rapa ecc). Perché “quasi sempre”? Perché alcune verdure, che ugualmente sono tagliate senza pietà, potrebbero teoricamente continuare a vivere per poco, anche se private dell’infiorescenza (carciofo, cavolfiore, broccolo ecc.), ma ritenute ormai “inutili” sono estirpate o lasciate seccare.

Triste a dirsi, è proprio la nostra vita, anzi, la Vita stessa sulla terra, che si basa sull’alternanza di vita e morte, comunque di varie forme di violenza. La vita nasce dalla morte, e a sua volta di conclude nella morte. Legge inesorabile della trasformazione universale e dell’ecologia. Violenza, morte, che possiamo, dobbiamo ridurre, ma non riusciamo a eliminare del tutto. Perché altrimenti neanche l’animale Uomo potrebbe vivere.

Infatti, proprio le verdure, a rigore esseri viventi come tutti gli altri, anche se classificate dagli studiosi come gradi inferiori nella complessità dei viventi e le più lontane dall’Uomo (ma attenti a non cadere in una sorta di razzismo delle specie), sono state per millenni il cibo più diffuso e abbondante, il vero amico (mal ricambiato) dell’Uomo affamato, che non si poneva certo simili problemi filosofici. E del resto i saggi dell’India, tra i quali gli antichi gimnosofisti, da cui la filosofia e la pratica del Vegetarismo proviene, avevano già risolto il problema, con una umanissima e realistica mediazione: siamo uomini, non anime, quindi bisognosi di alimenti. Dunque, i più sensibili di noi cerchino di evitare almeno le violenze inutili alla propria salute, escludendo cioè l’uccisione degli animali e nutrendosi – se vogliamo essere non-violenti – soltanto di alimenti che no causino la morte dell’animale.

Questa è la famosa “dieta vegetariana”, di gran lunga il più diffuso e antico dei regimi alimentari alternativi (vegetarismo, macrobiotica, veganismo). Si chiama anche “Vegetarismo completo” o “Dieta Vegetariana completa”. Ma è significativo che negli studi medico-scientifici di tutto il mondo sia denominata “Lacto-ovo-vegetarian Diet”, cioè dieta lacto-ovo-vegetariana. Di qui il nome del nostro sito.

Ha tutti i princìpi nutritivi, non manca di nulla, neanche della vitamina B12 o del ferro. La rara B12 è presente in latticini, latte, yogurt, formaggi e uova (v. apposita monografia con tutti i segreti per utilizzarla al meglio, per non distruggerla e per non rischiare la carenza grave). Il ferro, anzi, è paradossalmente più abbondante nel vegetariano completo che negli onnivori, in media, perché ne sono ricchi legumi e alcune verdure, sempre presenti nel piatto vegetariano). Nutrizionisti, dietologi, medici specialisti in alimentazione, che ci guardano storto se diciamo di aver abbracciato la dieta “vegana” (quella estrema senza latticini né uova né miele, praticata da poche persone), non possono dirci nulla. Al massimo vorranno sapere se davvero la nostra dieta pratica, nome a parte, nella realtà di ogni giorno apporta tutti i nutrienti necessari. Perché, attenzione, si può mangiar male, avere cioè una dieta sbilanciata e carente, quindi poco sana e non protettiva, con qualunque regime alimentare, anche vegetariano. Per questo, non basta aver fatto una “scelta di vita” un bel mattino di qualche mese o anno fa, ma bisogna controllare, avere un atteggiamento vigile e critico verso la propria dieta ogni giorno, ad ogni pasto.

E la dieta “vegan”? E’ molto più radicale ed estrema. Esclude, oltre a carni e pesci, anche latte, yogurt, latticini, formaggi, uova, miele, alimenti che l'Uomo, a differenza della carne, ha sempre consumato in modo regolare, tanto è vero che gli inizi di quasi tutte le Civiltà furono pastorali. E’ una forma di auto-privazione etica che va al di là dell’uccisione degli animali e, innovando totalmente con la Storia e le tradizioni antropologiche (mai, se non forse – e non è provato – presso remote comunità di monaci in Oriente, è stata praticata in passato), esclude dall’alimentazione dell’uomo qualsiasi alimenti di origine animale, compresi i frutti non-violenti e spontanei come latte e uova.

Ha sicuramente molte carenze, di cui una molto importante: la vitamina B12, che si trova solo nel cibo animale e che senza la quale l’uomo – è dimostrato – non vive bene. Si esclude quindi che sia più sana.
Ma è vero che la dieta vegan è più “etica” di quella vegetariana? Non è detto, anzi spesso è vero il contrario, paradossalmente. Perché un regime alimentare vegetariano completo, cioè lacto-ovo-vegetariano, è molto più facile e semplice da mettere in pratica, molto più duraturo di uno vegan, in quanto molto più tollerabile da chiunque: bambini, giovani e vecchi, uomini e donne. Quindi si estende rapidamente e così incide di più sul costume sociale e sulla salute individuale, perché grazie al minor rischio di carenze nutrizionali non allarma parenti, amici, dietologi, nutrizionisti e medici. Mentre una dieta veganiana, che è molto più complessa e difficile da realizzare per evitare carenze, spesso – se non sempre – deve essere interrotta anzitempo per “ordine” del medico, anche perché altrimenti finirebbe per compiere danni al soggetto che l’ha messa in pratica improvvisando a cuor leggero e senza una cultura scientifica adeguata, come si accenna ironicamente in un articolo.

Certo, neanche l’antica dieta lacto-ovo-vegetariana rende inutili gli allevamenti, che per quanto antichissimi (a 10.000-8000 anni a.C., a seconda della specie, risalgono le domesticazioni, non tanto diverse però da quelle di cani e gatti, spesso innaturalmente presenti e senza un minimo di auto-critica nelle case di persone che poi criticano duramente gli allevamenti di vacche, pecore, capre e galline, o l’ammaestramento nei circhi) sono spesso indubbiamente una forma di violenza. E come potrebbe? Del resto, neanche i pochissimi vegan, a maggior ragione perché pochi, potrebbero ridurli in modo visibile o addirittura vietarli. Quindi non è corretto né onesto invitare a “diventare vegan per eliminare gli allevamenti”, riduzione o eliminazione che solo gli onnivori di tutto il Mondo potrebbero ottenere, non certo i vegetariani. Velleitarismi, utopie irrealizzabili, demagogia e bugie, magari per avere più iscritti al proprio club e quindi più finanziamenti, che non hanno giovato all’intero movimento Veg

Allora è molto più utile e fattibile, quindi più onesto, battersi come fanno i vegetariani per ridurre al minimo gli allevamenti, grazie alla minore richiesta di mercato in un Mondo in cui solo pochi mangeranno carne (e in minore quantità), propugnando il ritorno a forme minime, naturali e non-violente di allevamenti, simili a quelli semibradi degli Antichi.

E l’efficienza psicofisica? Il lacto-ovo-vegetariano mostra un tono nettamente migliore nella vita d’ogni giorno. E’ questo il punto cruciale, come ho avuto modo di osservare attentamente su numerosissimi soggetti. L'esperienza quotidiana in ogni occasione, anche sportiva, ha fatto vedere una situazione di cui quasi nessuno parla. Io stesso, scrivendo i libri Il Piatto Verde e L’Alimentazione Naturale, ho citato autori e studi che magnificavano il rendimento di atleti vegetariani. Li ho riferiti con obiettività e compiacimento. La cosa mi faceva molto piacere, essendo io stesso contemporaneamente vegetariano e cultore del movimento o esercizio fisico, specialmente nella Natura (che per un vegetariano dovrebbe essere la norma). Ma – delusione atroce – la realtà che ho sempre osservato con i miei occhi come guida di centinaia di escursioni in montagna o in pianura è stata ben diversa. Tanto da far pensare o che nelle interviste i famosi sportivi “vegetariani” non dicessero la verità ai giornalisti sulla propria dieta, per apparire più popolari o per costruirsi un’immagine “buona” e positiva, oppure che ricorressero in realtà – dieta veg o no – a una gran mole di sostanze e farmaci. E, chissà, forse proprio la purezza di una dieta veg aveva il compito di ripulire la coscienza degli sportivi professionali da trucchi, integratori e pillole.

E ho anche visto una realtà che non risulta dagli studi scientifici sui vegetariani, evidentemente condotti su soggetti selezionati in un certo modo: che, cioè, i vegetariani tutti (lacto-ovo e vegan) sono meno inclini allo sport, allo sforzo fisico, cioè non solo a superare ma addirittura ad affrontare lo stress della fatica, rispetto agli onnivori. Da vegetariani c’è da restare sbalorditi e dispiaciuti da questa realtà psicofisica (forse più psicologica che fisica) così diversa dalle interviste che si pubblicano – che alle volte sembrano essere propagandistiche – e che a mia volta ho diffuso e ripubblicato. Anche amici veg ciclisti (compreso uno che faceva mostra di muoversi tutto il giorno in bici) praticavano questo esercizio con estrema moderazione, cioè a bassa o bassissima intensità. Più volte invitato a un’escursione a piedi tra boschi e monti, in oltre 30 anni quell’amico veg “ciclista soft” ha sempre rifiutato. Certo, bisognerebbe condurre uno studio serio e controllato su migliaia di soggetti, sia lacto-ovo, sia macrobiotici, sia vegan.  All’interno di questa tendenza, però, si nota empiricamente, cioè con la semplice osservazione critica e comparativa, che il lacto-ovo vegetariano sembra vivere, camminare, correre, saltare meglio del vegan, sia più tonico e attivo, più incline all'esercizio fisico, meno soggetto a debolezza e fatica. Così come appare più bilanciato nell’equilibrio psicologico e di fronte allo stress emotivo.

Non è un caso che, per esempio, che nelle prolungate escursioni in montagna, aperte a tutti gli amanti della Natura, pochi sono stati i vegetariani osservati, ma certo mai nessun vegan. Segno di una dieta lacto-ovo-vegetariana più efficace, di una vegan meno efficace, oppure di un problema psicologico di stato “difensivo” e di insicurezza che tocca tutti i “veg”, come se – è solo un’ipotesi teorica – le diete veg, tutte e in particolare quella vegan, fossero viste inconsciamente da molti praticanti come “diete ad alto rischio” (il che non è assolutamente vero, dice la Scienza) e quindi dovessero essere accompagnate da comportamenti prudenziali e di estrema cautela nella vita quotidiana? Non è ancora ben chiaro. Ma temo tutte e tre le cause.

Fatto sta che permane, non solo nel vegan ma anche nel lacto-ovo-vegetariano, un certo timore di esporsi allo sforzo fisico, una sorta di paura per il movimento e per la messa “alla prova” del proprio corpo in condizioni ritenute “estreme”, “non normali” (e che invece sono normalissime da che mondo è mondo). Insomma parecchi veg – e non mi riferisco certo ai tanti “veg da palestra” inclini agli integratori – pare quasi che vivano “frenati”. Ma evidentemente la dieta non c’entra sempre: ci devono essere problemi psico-fisici, in alcuni casi, all’origine stessa della drastica scelta alimentare, lacto-ovo o vegan che sia.
E c’è, a proposito di esercizio, efficienza e palestre, anche un altro aspetto, come dire, “etico-tossicologico” o, se la parola disturba, “etico-chimico”. il lacto-ovo-vegetariano non ricorre o fa ricorso di meno e di rado a quello che potrebbe essere considerato un vero e proprio "doping" (se fosse efficace): l'integratore. Che è, diciamola tutta, una grande e inescusabile ipocrisia, un alibi per poter continuare a considerarsi "puri" e "non-violenti totali" senza esserlo affatto, e anzi truccando la dieta naturale con le pillole, continuando perciò a mangiare male. Se non è disonestà, questa...

E' proprio sul piano etico, quindi, prima ancora che su quello salutistico, che spicca l'onestà del lacto-ovo-vegetariano. E' un realista, dice la verità.

Il lacto-ovo-vegetariano dà a intendere meno del vegan che nella vita reale (famiglia, scuola, lavoro, rapporti inter-personali, tempo libero, cultura, politica, economia ecc.) ci si può comportare come tutti, se non peggio, quasi che l’intera vita non fosse così importante come la dieta. Insomma, solo a tavola è possibile eliminare la violenza del Mondo?  E’ assurdo. Al contrario: la coerenza nella vita quotidiana è molto più importante di qualsiasi dieta.

Ma il lacto-ovo-vegetariano saggio – e non so quanti ce ne siano così – dovrebbe ammettere che l'Uomo, pur il più consapevole, generoso, altruista, ma pur sempre Uomo, cioè intriso di vita e di morte come tutti gli animali, anzi, contraddizione vivente di altruismo e violenza, egoismo e generosità, ragione e istinto, buonsenso e follia (anche Hitler, dopotutto, amava gli animali ed era dolce coi bambini), non può cambiare il Mondo stando seduto alla propria tavola. Sarebbe troppo comodo e facile. L’uomo può soltanto ridurre la violenza, cercare di ridurla al minimo compatibile con la vita, se e quanto è possibile. Cominciando dalla tavola, certo, purché si applichi coerentemente la non-violenza anche a tutti gli altri aspetti della vita. Non è onesto affermare che

Ecco perché è logico, doveroso e anche utile limitare o, per quanto riguarda noi vegetariani, evitare le uccisioni degli animali "da carne". Perché la “carne” vuol dire la morte di altri esseri viventi, gli animali, senza poter dare la vita all’Uomo. Per noi è storicamente e nutrizionalmente inutile. Nessun uomo si avventa su un animale e neanche su una bistecca quando ha fame, anche perché la carne non sfama: non ha carboidrati. E infatti nella Storia è sempre stata poco o pochissimo o sporadicamente consumata. E non ha neanche le migliori proteine – come invece tutti, medici compresi, credono – visto che per valore biologico proteico viene molto dopo uova e latticini (80 rispetto a 100, circa).

Ma la Storia e l’antropologia, invece, danno ragione alla scienza della nutrizione sugli altri cibi proteici, che non prevedono l’uccisione degli animali. Perché la vitamina B12, fondamentale per la nostra vita, sia pure in minime quantità, è presente solo in latticini e uova, se abbiamo deciso di non uccidere e di eliminare la carne.
Segno, quindi, che la nostra Natura pretende questi cibi, anche in piccole quantità. Ed è provato che latticini e uova furono i primissimi cibi dell’Uomo, anche prima degli allevamenti, molti millenni prima dei cereali coltivati, grazie al fatto che sono alimenti già pronti, di facile e immediato consumo. Una completa monografia sulla vitamina B12 che realmente trovano nel cibo i vegetariani è leggibile in un articolo dedicato.

I latticini, del resto, sono stati così importanti storicamente che tutte le nostre civiltà nacquero da pastori, prima ancora che da agricoltori, tanto è vero che perfino gli Etruschi e i Romani offrivano il latte agli Dèi, prima del vino, e le più importanti pietanze di Roma erano a base di latticini: la polentina di miglio macinato cotto nel latte (puls fitilla), il pane rituale per gli Dèi, i matrimoni e le ricorrenze fatto di farina e ricotta (libum), perfino il timballo di lasagne e ricotta descritto da Catone (placenta), il famoso impasto al mortaio di formaggio, aglio, erbe aromatiche e olio da spalmare sul pane di pastori e contadini (moretum),  la bevanda dissetante di latte e crescione (lepidium) dei contadini, ecc. Senza contare la tradizione di cominciare il pasto con l’uovo e finirlo con la frutta (“ab ovo usque ad mala”, dall’uovo alle mele). E il popolo tradizionalmente più vegetariano al Mondo, quello indiano (di religione indu), non per caso i latticini li consuma (anche se non le uova, ritenute a torto quando non fecondate, “alimento destinato ai pulcini”).

Esistono, insomma, prove storiche e antropologiche, oltreché nutrizionali, che l’uomo antico non solo era tendenzialmente vegetariano, ma preferiva consumare latticini e-o uova al posto delle carni di animali che occorreva uccidere. Il che avrebbe comportato non solo un certo grado di violenza inutile verso gli animali ai quali all’epoca era affidata l’agricoltura, ma anche uno spreco economico insostenibile e inammissibile per quei tempi. Uccidere un bue sano era reato grave, per questo motivo. Mentre berne il latte era lecito. E una società del genere dette ottimi risultati, a quanto pare. Creò diritto e architettura, democrazia e tecnologia, la Venere di Milo e la Gioconda (a proposito, quest’ultima fu dipinta proprio da un lacto-ovo-vegetariano). O vorreste tornare indietro, quando la mancanza di proteine (la caccia era difficilissima e sporadica) rendeva l’Uomo un essere brutale sempre alla ricerca di cibo e incapace di costruire società e cultura?

Latticini e uova, insomma, essendo la base della nostra Tradizione sono stati sperimentati per migliaia di anni, non sono un qualsiasi cibo nuovo, inventato dall’industria o dai ristoranti fast-food. In pratica è come se tutta la Storia sia stata, al riguardo, un enorme studio scientifico sulla alimentazione naturale e sull’uso dei cibi proteici non carnei. Ecco perché possiamo ridurli, certo, ma non possiamo eliminare dalla nostra alimentazione uova e latticini. Perché fanno parte della nostra “alimentazione naturale”, cioè antropologica, provata per millenni. Del resto, quanti altri cibi sono stati “provati” così a lungo?

E' la nostra Storia, la Natura, il nostro corpo, che dobbiamo ascoltare, non le filosofie, le religioni e le ideologie, che cacciate dalle università si sono rifugiate nel cibo, tipico refugium peccatorum perché interessa tutti, materia solo apparentemente “facile”, quindi regno dei mediocri e ignoranti della sottocultura di provincia. Ricorderò sempre una lettera di un sedicente, severissimo, club “igienista”: conteneva tanti e tali elementari errori di lingua italiana da far pensare ad uno scherzo. Questo è il livello culturale. Basti dire che un sito e un libro che si intitola abusivamente alla alimentazione “naturale” sono tenuti da un rappresentante di commercio. 

Ma quello che più urta e offende di molti vegan è il ricorso continuo alle bugie, il polemismo eccessivo, il fanatismo da setta, l' aggressività verso chiunque non sia vegan. Sono vizi gravi per chi si definisce e si vanta di essere "non violento" totale, che è invece solo una vanteria infantile, poiché la non-violenza assoluta è una utopia irrealizzabile incompatibile con la vita umana, dato che la natura biologica e la vita dell'Uomo, la sua origine, la sua Storia, sono imbevute di violenza. Violenza che noi umani possiamo - se siamo onesti - solo limitare, ridurre, moderare, ma non eliminare. E tantomeno solo a tavola, che è un piccolissimo aspetto della vita, mentre preponderanti per capire il grado di violenza d'un uomo sono i suoi rapporti con gli altri, le due idee, le sue parole, i suoi scritti, i suoi comportamenti. Altro che il solo cibo. E invece, è diventata una macchietta tradizionale, tanto è frequente, la figura dell'estremista vegan, tanto non-violento a tavola, quanto aggressivo e isterico è nella vita quotidiana con parenti, amici, colleghi di lavoro ed estranei. Basta, come esempio, leggere o guardare, i siti vegan su internet...:-).

Questo rigore inutile mai preteso da nessun popolo nell'Antichità, questa utopia irrealizzabile spacciata per virtù quotidiana, e poi il comportamento contrastante nella vita di tutti i giorni, scandalizzano e danno un'immagine contraddittoria e caricaturale di molti attivisti vegan (e ogni vegan, sia chiaro, tende a essere attivista e propagandista). Ma poi, che altro è la propaganda martellante se non una piccola forma di violenza psicologica? Non è bello di molti vegan, neanche il disprezzo per la Scienza, che è solo la conoscenza della Natura (e il suo contrario è l'ignoranza, perché non esiste una "scienza alternativa"). E poi non parliamo del mare di finti “esperti” imbroglioni che non studiano, leggono solo gli opuscoli, i siti e i libri che piacciono, eppure prescrivono in modo autoritario agli altri, creduloni, diete che essi stessi non seguono. E poi che cosa c'entra lo spiritualismo? Lo spirito che già non esiste nell'Uomo, esisterebbe dunque negli animali, che malgrado il nome, sono ritenuti perfino dai teologi cristiani e islamici che vedono spiriti e anime dappertutto "senza anima"? Invece, torniamo alla Terra e alla sua Storia e storia naturale. Le filosofie e le religioni non c’entrano nulla col cibo, non devono entrarci. E da che mondo è mondo, le teorie filosofiche mal interpretate e le religioni hanno già fatto troppi danni sotto forma di intolleranza, fanatismo, violenze, uccisioni, perché possiamo permettere che si infiltrino anche nell'alimentazione.

Il vegetarismo (lacto-ovo-vegetarian) non basta? Ma se già i vegetariani  sono pochi, pochissimi, in barba alle indagini demoscopiche truffaldine, perché fatte per ingraziarsi l’industria o commissionate da produttori di alimenti veg o bio, come può constatare ogni vegetariano guardando la propria rubrica telefonica o di email ! Perché, allora, si sta verificando negli ultimi anni questa una folle corsa a posizioni sempre più oltranziste, estremistiche, che ricorda certo infantilismo politico degli anni 70? L'amore per gli animali? Non c’entra nulla: è un pretesto. L’animalismo, cioè la non-violenza, è una cosa, l'animalismo estremistico è un'altra, perché è violento.

Non è lecito moralmente strumentalizzare gli animali per criminalizzare altri uomini, o addirittura l'Uomo; è vergognoso utilizzare gli animali per meglio odiare e screditare con la scusa di una presunta "morale" i nostri avversari. Se è inteso così, come puro strumento di lotta “politica” e di odio, il veganismo non è migliore di altre ideologie estremistiche, e il veganiano non è "più buono" o "più onesto" del vegetariano o dell'onnivoro, come – sia ben chiaro – il vegetariano lacto-ovo non è più buono dell’onnivoro. Abbracciare un’ideologia non ci garantisce la retta via. Lo abbiamo sempre avuto sotto gli occhi: filosofi, guru, asceti, monaci, suore e preti, e a maggior ragione vegetariani o veganiani, non sono certo più buoni e onesti degli altri uomini.

Contro gli eccessi missionari e propagandistici di ideologie estremistiche e fanatiche che restringono una pretesa “morale” solo alla dieta, senza toccare tutte le altre attività della vita quotidiana, anzi, diffondendo odio e falsità anti-scientifiche (tre esempi a caso: l’inutilità della vitamina B12 che secondo loro sarebbe “propagandata da un complotto di industrie farmaceutiche”, e la dannosità di latticini e uova, che invece sono stati tra i primi cibi dell’Uomo storico e gli hanno permesso di evolversi e progredire magnificamente), questo sito sarà sempre in prima linea.

La scelta vegetariana, intesa nella sua normale e praticabile accezione storica e scientifica, è da sola così importante, che se la praticassero per ipotesi tutti gli uomini, l'aspetto stesso della Terra cambierebbe. E gli uomini sarebbero meno aggressivi anche tra loro. Non c’è bisogno, perciò, anzi è controproducente, esagerare, estremizzare, inventare, falsificare. Invece, oggi, basta  dare uno sguardo a siti, opuscoli e manifesti in cui si legge che i… macellai sono dei criminali… per rendersi conto, purtroppo, che l'aggressività e il ricorso a falsità infantili di molti sedicenti “vegetariani” e “vegan” supera di molto quella degli onnivori.

Questo sito, perciò, intende svelare le mistificazioni, far notare le contraddizioni e le falsità, denunciare le disonestà nel campo dell'alimentazione vegetariana. Un compito morale ed etico, quindi. Ma anche scientifico, perché la verità è sempre legata alla conoscenza, quella vera, accreditata, riconosciuta dalla comunità dei ricercatori. non da un solo studioso eccentrico che a 80 anni, in pensione, s'ìinnamora non della verità ma di una teoria, e all'improvviso dice il contrario di quello che ha sempre detto e fatto. Ecco, perciò, che le ragioni della Ragione, diventano le ragioni della Morale individuale e anche collettiva (l’Etica). 

Un'Etica della falsità non è Etica: l'Etica vuole le verità, con i pro e i contro, con i pregi e i difetti, con i limiti di tutte le cose della Terra. E anche il vegetarismo, che è un tentativo generoso, solo un tentativo dell'uomo per "ridurre" il male, a cominciare da quello inutile (quello nell'alimentazione), fa parte di questo mondo relativo e imperfetto. E le verità sul cibo le danno solo la Storia e la Scienza. Il vegetarismo, nella sua accezione storica consolidata, cioè lacto-ovo-vegetarismo, non è, non può essere la risoluzione a tutti i mali e le violenze del Mondo: è stupido pensarlo. Neanche elimina il carico della nostra violenza personale, sia caratteriale e comportamentale che biologica (non dimentichiamo che la nostra vita vuol dire la morte per milioni di microrganismi e animali dentro e fuori di noi: basta respirare, mangiare, digerire, camminare). Ma il lacto-ovo-vegetarismo è la migliore dieta possibile per ridurre al minimo quella violenza che è impossibile eliminare del tutto dalla vita dell'Uomo, sia verso se stesso che verso il mondo circostante. E anche provocare carenze è fare violenza. E' un regime alimentare moderato, possibile, relativamente facile, tradizionale per l'uomo (quindi già conosciuto e provato), coerente, sincero e onesto. Non è "perfetto" come nessuna cosa umana, e proprio grazie alle sue "imperfezioni" (pensiamo solo ai microgrammi o milligrammi di caglio animale che saranno presenti in una porzione di qualche formaggio: c'è molta più "vita" batterica destinata a morire, per far vivere noi, nel nostro colon!) che è sincero e tollerante. Ma è onesto, perché non si vanta di cambiare il Mondo e trasformare i criminali in angeli (entrambe falsità) e non dice di essere una "pura" dieta vegan per poi imbottirsi di pillole di integratori (che non solo sono in contraddizione con l'alimentazione naturale, ma anche un'ammissione che non si crede nella propria dieta). Ed è anche più coerente. Se si pensa agli allevamenti, bersaglio tipico dei vegan e che i vegetariani vogliono ridotti molto di numero e allo stato semi-libero, non si può non notare la contraddizione stridente di molti oltranzisti vegan che non solo talvolta fanno violenza a se stessi con le carenze e un regime auto-imposto con masochismo, ma spesso detengono animali da compagnia in casa, quindi in cattività! E che altro è questa "amorevole" prigionia se non un allevamento, anzi, il peggiore, perché per futili motivi? Inoltre, a differenza del regime vegan, spesso interrotto subito per motivi di salute o pratici o per ordine del medico o per mutevolezza d'idee, la dieta lacto-ovo-vegetariana, lungamente sperimentata nella Storia, dura a lungo, quindi ha effetti molto maggiori. Il lacto-ovo-vegetarismo è perciò la migliore mediazione possibile tra la salute dell'uomo e la vita degli animali, tra etica e vita umana. 

AGGIORNATO IL 29 SETTEMBRE 2015

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