LACTO-OVO VEGETARIAN

La vera dieta vegetariana
normale, completa,
sana, naturale,
preventiva,
senza carenze,
senza ipocrisie,
senza fanatismo,
secondo la Tradizione
e la Scienza più moderna

10 aprile 2009

“Vegetariano? Non mi dica... E con quali motivazioni?”

Vacche al pascolo E’ la domanda ricorrente, ad ogni cena mista e con gente nuova, fino ad essere diventato ormai un classico nel suo genere: "Ma lei, scusi, perché è vegetariano?" chiede il vicino di tavolo con aria fintamente intelligente e neutra. "Per motivi etici o di salute?" sembra che voglia suggerire. Per il “mio bene”, si sa, insomma per “salvarmi”.

Attenzione, fatta così, in modo tranquillo e pacato, è in realtà una domanda insidiosa. Infatti, il quesito, trito e ritrito, mi innervosisce sempre. Primo, perché so dove vuole andare a parare. In secondo luogo perché, per come è formulato (assomiglia troppo alle domandine sceme e calme che si fanno ai pazzi…), è tesa a farmi apparire, spesso fin dall’inizio della cena, come il "diverso" della tavolata, poco meno che un maniaco o un malato. Insomma a mettermi in cattiva luce. Tutta colpa delle mie elucubrazioni sospettose? Sarà…

Sono un buon psicologo, e se capisco che c’è malanimo e provocazione rispondo in modo tagliente. “Mi dica lei, piuttosto, caro signore [in genere i tipi più insinuanti sono gli uomini] perché ha scelto di mangiar carne. Disprezza forse gli animali? Si sentiva debole e crede che la bistecca la “tiri sù”? Che so, sospetta di non farcela sessualmente? Crede che la carne le dia quegli ormoni maschili o femminili che le farebbero comodo, visto che la Natura è stata avara con lei? Ma guardi che sarebbe una speranza vana: se tracce di ormoni ci sono, sono quelli femminili, gli estrogeni aggiunti dall’allevatore per truffare sul peso, oltretutto cancerogeni. Oppure, ha qualche mania alimentare? O soffre di fobia per il cibo sano? O non ama cucinare, visto che perfino un bambino sa bruciacchiare una fettina in padella… Oppure, magari, perché no, ha complessi di inferiorità economica, e esibendo la carne vuol dimostrare a se stesso e agli altri di potersela socialmente o economicamente permettere?”

Così vorrei dire, d’impeto, se l’altro “me stesso” opportunamente non mi fermasse. Ma qualche volta, tra i due gemini che si controllano a vicenda, Polluce si impone finalmente a Castore, e così replica davvero. E allora finisce in rissa. Dove io, si sa, devo assolutamente vincere, a tutti i costi, perché provocato ingiustamente. Oppure va a finire che l’altro si zittisce, avendo capito di aver fatto una gaffe. D’altra parte non sono stato io ad aver iniziato.

Se invece capisco che non c’è malevola provocazione (un po’ c’è sempre, però…), ma solo ignoranza, oppure la banalità dei non-discorsi da salotto "tanto per dire qualcosa” o “rompere il ghiaccio", faccio appello a tutta la mia pazienza, che è pochissima, e rispondo con garbo ma in modo inevitabilmente un pò annoiato e didascalico, come di chi è costretto a ripetere la lezioncina più volte detta e ridetta. Il discorsetto assume, perciò, lo stile di certi dialoghi pedagogici illuministi. Per esempio, questo:

Caro signore o cara signora, ci sono almeno tre ordini di motivi per essere vegetariani. Poche persone sono vegetariane per tutti e tre questi motivi. La maggior parte solo per il primo o i primi due. Ma negli ultimi anni sta acquistando sempre più importanza il terzo motivo, secondo me capace di toccare se non il cuore almeno il cervello di tutti:

1. La vita e il benessere degli animali "non umani". Perché è ovvio che mangiare carne è incompatibile con l’esistenza stessa dell’animale macellato, senza contare le sofferenze accessorie (condizioni dell’allevamento, modalità dell’uccisione, trasporto). Quindi si tratta di dire “no” ad una uccisione, in questo caso anche nutrizionalmente inutile. Ed evitare una uccisione è sempre “utile”, anzi moralmente “preventivo”. Perché – diceva quel filosofo moralista – a forza di uccidere o, che è lo stesso, di restare insensibili di fronte alle uccisioni, non si sa dove l’Uomo può arrivare, anche nei confronti degli altri uomini… Non trova che un popolo che uccide poco sia migliore di uno che uccide molto?

2. La salute dell’uomo e la prevenzione delle malattie. Perché l'alimentazione a base di carne può essere causa (o per i modi stessi di cottura, o per l’eccesso di grassi saturi, o perché segno di una intera dieta sbilanciata e poco protettiva) di di malattie come tumori e malattie cardiovascolari. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, l’alimentazione vegetariana può prevenire fino al 33 per cento dei tumori al polmone, il 75 di quelli allo stomaco, il 50 di quelli alla mammella, il 75 di quelli del colon e del retto, e fino al 50 per cento dei tumori della bocca e della faringe. Ma c’è minor rischio di tutte le malattie degenerative, in quanto tutte le sostanze antiossidanti sono abbondantemente presenti in una dieta vegetariana, mentre sono carenti in una tipica dieta ricca o anche semplicemente dotata di carni.

3. Lo spreco e il costo del cibo (energia). L’ecologia e l’economia mostrano che ad ogni passaggio della catena alimentare – dalle piante agli animali erbivori, ai carnivori – si verifica una perdita di circa il 90 per cento dell'energia. Esempio. Se un campo di 10 ettari coltivato a cereali dà una produzione sufficiente, per ipotesi, a sfamare direttamente come cibo 20 persone, gli stessi cereali, dati come mangime ai bovini che verranno a loro volta mangiati dagli umani, i quali si nutrano (facciamo il caso) esclusivamente di carne, saranno sufficienti appena per 2 persone. Per fortuna nessuno mangia solo carne, anche perché non potrebbe vivere, ma questa è di massima la proporzione dello spreco energetico quando si passa dal cibo vegetale al cibo animale. E se consideriamo che al mondo siamo 7 miliardi di persone, con un incremento annuo dell'1,3 per cento, come pensiamo di sfamare l'umanità se non facciamo cessare l'immenso spreco di circa la metà della produzione agricola del mondo data in pasto agli "animali da carne" per accontentare i gusti dei carnivori?

Ecco, insieme, quello che vorrei rispondere o che rispondo effettivamente a quei simpatici o antipatici “provocatori da cena” o “da salotto” che mi chiedono: “Vegetariano forse? Non mi dica! E come mai?”

IMMAGINE. La scena bucolica non deve ingannare: l'industria della carne prevede in realtà spazi molto ristretti, stress, mangimi poco naturali, integratori chimici e farmaci.

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10 dicembre 2008

«Ma la mia in fondo è una dieta ‘salutista’: molta carne e insalata»

IL CARNIVORO… "SALUTISTA"
Uno dei tanti siti di alimentazione presenti su internet è contro i vegan, ma non è favorevole neanche al vegetarismo. Il suo curatore, un ingegnere di 32 anni diventato nutrizionista per passione, sostiene in pratica che non c’è bisogno del vegetarismo quando si ha una grande consapevolezza alimentare e si pratica una dieta corretta e "salutistica".
 
Già, ma salutistica, in che senso? "Io mangio carne o pesce ogni giorno – scrive – però anche un chilo tra frutta e verdure. Cosa che ben pochi onnivori fanno". E’ vero, quasi nessuno, direi. Vogliamo chiamarla la "dieta del dinosauro", tanto per non citare ancora la cosiddetta “dieta paleolitica”?
Insomma, un raro "salutista" carnivoro, o meglio un carnivoro che si illude di essere salutista. Ma è possibile? Direi di no: è una contraddizione in termini, come spiego facilmente.
 
Premetto che non ho pregiudizi contro gli ingegneri: sono – ovviamente – precisi, e soprattutto hanno il pensiero volto sempre all’aspetto pratico di ogni teoria. Però, tendono al vizio delle casalinghe: la sbrigatività. Che spesso li porta a semplificare troppo. Comunque, meglio un ingegnere appassionato di alimenti che il solito medico, dietologo o nutrizionista stanco e poco motivato che in tv spara inesattezze o banalità (“Mangiare un po’ di tutto” o “Basta la dieta mediterranea”).
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MA LA DIETETICA NON BASTA
Però, la correttezza dietetica non basta: è davvero il minimo. Per questo bastano le brave dietiste e perfino certi insegnanti dell’Istituto alberghiero. Fa piacere che ristoranti e alberghi, e in genere il catering, si decidono finalmente a praticarla.

Ma è un po’ poco. La scienza ha scoperto ben altro. La presenza di migliaia di sostanze non nutrizionali è determinante: vogliamo parlarne, nel bene o nel male? Sia di quelle positive, sia di quelle negative, sia di quelle negative per un verso e positive per un altro? O vogliamo rimanere indietro di trent'anni?

L’ingegnere carnivoro mangi pure, visto che ne è convinto, carne o pesce ogni giorno. Questo non è un sito di missionari che vuole "redimerlo" e fargli cambiare idea, ma un blog laico, cioè non fanatico, che con semplicità scientifica illustra la dieta vegetariana completa.
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CARNI E PESCI CANCEROGENI PER LA COTTURA
Piuttosto, vorremmo chiedergli: ma lei, ingegnere, la carne e il pesce li mangia crudi?
 
Ohibò, risponderò. Va bene, ma se li mangia cotti da buongustaio bolognese, tenga conto che dalla cottura dei suoi cibi animali quotidiani, che mai l’uomo medio antico ha consumato ogni giorno, lei ricaverà grandi dosi di cancerogena aldeide malonica (già presente nella carne, ma con la cottura si moltiplica), e soprattutto amine eterocicliche varie (HCA), ancora più abbondanti se le carni sono state esposte direttamente alla fiamma (griglia, barbecue, girarrosto) o ad alta temperatura (forno), come amino-imidazo-quinoline, amino-imidazo-quinoxaline, amino-imidazo-pyridine, e aminocarboline. Le HCA hanno mostrato di causare mutazioni nel DNA e possono essere un fattore nello sviluppo di alcuni tumori.

E non è finita: ci sono anche i temibili idrocarburi policiclici aromatici, come il benzo[a]pyrene e il dibenzo[a,h]anthracene, specialmente se le carni sono grasse e-o affumicate. E figuriamoci se sono fritte: la degradazione dei grassi di cottura, dei grassi interni e la degenerazione delle stesse proteine, aggiungono problemi a problemi, comprese molte sostanze irritanti, tra cui l’acroleina.
Senta a me, amico "carnivoro salutista", le conviene fumarsi una decina di sigarette al giorno! Infatti, secondo il famoso vecchio studio degli epidemiologi Peto e Doll, proprio ad un’alimentazione sbagliata si deve il 30 per cento di morti da tumore (e si arriva al 50 per cento secondo gli studi epidemiologici più moderni). Mentre il fumo provoca "soltanto" il 30 per cento delle morti da tumore…
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RISCHI DI PARASSITI IN MARINATE E CARNI CRUDE
Invece, si è deciso a mangiarle crude le sue carni quotidiane? Il crudismo va bene, evita quasi del tutto le sostanze mutageniche e cancerogene. Ma, stia attento ai batteri e ai parassiti che si possono nascondere in carni e pesci, non solo quelli che vengono dall’Oriente: alcuni sono devastanti e penetrano nel fegato e nel cervello. Tra gli enterobatteri la pericolosa salmonella ma anche l'Escherichia coli e la shigella, e il campylobacter jejuni talvolta presenti nei cibi animali, e che spesso colonizzano il frigorifero. E altro che cozze crude, come a Bari: anzi la loro cottura deve essere prolungata perché agli enterobatteri si possono unire gli enterovirus (epatite virale, ecc) molto più resistenti al calore dei batteri.

Anche le carni semicotte ed affettate come il roast beef sono pericolose (stafilococchi enterotossici che provocano tossinfezione). Tutte le carni, soprattutto ovini, caprini e suini, possono essere infestate dal toxoplasma, che provoca invasione di protozoi. L’adulto spesso è immunizzato, ma non bambini, immunodepressi e donne incinte, che espongono il feto all'idrocefalo ed altre menomazioni del cervello.

Anche i pesci erroneamente conservati crudi sott’olio, non solo i carciofini e le melanzane o i funghi sott’olio, fanno rischiare il mortale botulino.
Oggi con l'arrivo delle carni bovine dai Paesi esteri (Est Europa) dove si fa molto pascolo è ridiventata più frequente la tenia (parassitosi intestinale detta verme solitario).

I salumi crudi dei suini al pascolo e soprattutto dei cinghiali, e oggi anche la bistecca di carne di cavallo, possono portare la trichinosi, un’invasione dei muscoli da parte delle larve elmintiche

Le aringhe o il salmone affumicati o peggio crudi in marinata, e perfino le alici crude al limone oggi di moda, possono avere le larve elmintiche dell’anisakis, che si trasferiscono nell’intestino del consumatore e causano tiflite con rischio di peritonite.

Un vero tragico dilemma, per i carnivori: rischiare il cancro e le malattie cardio-vascolari, o le terribili parassitosi?
 
IMMAGINE. I dinosauri, grandi carnivori, si nutrivano – sembra – di  molta carne, ma anche di erbe.

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09 giugno 2008

La dieta Vegetariana più completa. Lacto-ovo rispetta animali e uomo.

E’ davvero completa la dieta onnivora, cioè quella più comune? In teoria sì, ma in pratica no. Perché oggi, per la pigrizia di chi non ama cucinare, è sempre più una dieta “carnea”, anzi, iper-carnea. Si è notato infatti che chi mangia carne (da noi veg definito ironicamente “carnivoro”, come se fosse un animale) finisce quasi sempre per mangiarne troppa, convinto che sia l’alimento “più rapido” da cucinare e “più nutriente”. Doppio errore.

Ma così si finisce per praticare una dieta sbilanciata, spesso troppo ricca di proteine animali, e carente di fibre (nella carne mancano totalmente). E poiché chi mangia abitualmente carne non si interessa certo dell’aspetto salutistico e preventivo del cibo (la prova è che ignora o non dà importanza al fatto che la carne cotta ad alta temperatura è cancerogena), la dieta onnivora o mista è quasi sempre poverissima di legumi, cereali integrali, verdure e frutta. Inutile aggiungere, poi, che nella carne non esistono sostanze antiossidanti o anti-cancro. Il che, ora che sappiamo che il cibo, il nostro normalissimo cibo di tutti i giorni, perfino se biologico, è ricco anche di sostanze naturali tossiche o cancerogene che vanno neutralizzate da antiossidanti, equivale a dire “ad alto rischio”.

La ricerca moderna, sulla base degli studi epidemiologici, ha provato che la dieta scientificamente più sana e protettiva è quella "mediterranea", che i ricercatori descrivono in pratica come una sorta di alimentazione storica, cioè selezionata nel tempo, a grande preponderanza vegetale, tendenzialmente vegetariana. Noi invece, non facciamo altro che estendere un poco il concetto, interpretandola come compiutamente vegetariana. E il vegetarismo migliore perché più completo, più adatto all'Uomo perché meno lontano dalla sua Storia, biologia e natura, è quello lacto-ovo vegetariano.

Anzi, meglio sarebbe dire, alimentazione “naturista-vegetariana”. Perché “naturista”? Perché deve avere sempre un occhio attento al viver sano e secondo Natura (sia natura esterna, come ambiente-piante-animali, sia natura dell’Uomo, cioè le nostre esigenze tipiche della specie. Di qui la ricerca anche storica del nostro “cibo tipico”, scelto per prove ed errori, “elettivo”. L’armonia con l’ambiente significa anche una minore violenza antropocentrica. E attenzione alla naturalità e semplicità del cibo, e alle sue proprietà protettive, visto che proprio il Naturismo igienico e medico che si ispira a Ippocrate, riduce i rischi delle gravi malattie degenerative dei nostri tempi, dall’obesità alle malattie cardio-circolatorie, dal diabete al cancro. Lo dicevano i medici antichi, lo conferma la scienza moderna.
Ma deve essere ben bilanciata e completa – si raccomandano nutrizionisti e dietologi – meglio se completata da piccole quantità di uova e latticini, per non danneggiare paradossalmente l’animale Uomo. Del resto, così si sono nutriti milioni di Antenati per lunghi periodi, senza sapere che quella loro dieta necessitata e inconsapevole si sarebbe chiamata un giorno “vegetariana”. La Dieta Lacto-ovo-vegetariana è coerente con la Storia dell’Uomo, è stata sperimentata per millenni “per prove ed errori”, sia pure come tendenza o necessità o realtà di fatto, non come scelta consapevole. Perciò, assomiglia molto al regime di “alimentazione naturale” che la specie umana ha seguito istintivamente per lunghi periodi.

Il vegetarismo, che è anche una filosofia di vita e un’etica, sul piano strettamente alimentare consiste nell’escludere ogni cibo che renda necessaria la morte d’un animale, perciò carni fresche, salumi, pesci, crostacei. Il che vuol dire mettere al centro della propria tavola cereali (meglio se integrali) e legumi, verdure crude e cotte, semi oleosi, erbe aromatiche, frutta fresca, ma anche latticini (la ricotta, fresca o essiccata, la le proteine migliori perché deriva dalla lattoalbumina (siero) e non dalla caseina), yogurt, panna, uova, miele.

La moda americana del “fish-vegetarism”, ridicola già nel nome (il pesce che cos’è, una verdura?), vorrebbe dare a intendere che si può chiamare vegetariana una dieta che uccide un animale. Che poi sia “senziente” o no (altra sciocchezza molto diffusa) non vuol dire nulla. Se anche fosse dimostrato che le vongole o le alici o il tonno non provano dolore, sempre comunque un vegetariano vero dovrebbe escludere con decisione pesci, molluschi e crostacei dalla propria tavola. Non per il “dolore” procurato, ma per un principio etico: non uccidere. Che cosa c’entra il ”dolore”, tirato in ballo da non pochi vegetariani? Sarebbe come dire che un uomo, purché imbottito di analgesici e sedativi, cioè fuori dello stato di coscienza, potrebbe lecitamente essere ucciso? Una tesi aberrante.

Del resto, nessuno è obbligato a essere vegetariano. E’ una scelta tipica di persone sensibili e conseguenti sul piano morale ed etico. Ci vuole, non di fronte agli altri, ma di fronte a se stessi, un minimo di coerenza. Anzi, noi vorremmo anche un massimo di coerenza, come il comportarsi in modo non-violento anche e soprattutto lontano dalla tavola, nella vita quotidiana, nei rapporti con gli altri uomini. Cosa che pochissimi vegetariani e vegan fanno, riducendo tutta la loro ricerca di non-violenza al solo pasto, che è una piccola espressione della vita.

Quindi, non uccidere animali, è il primo comandamento di un ideale decalogo della non-violenza. Anzi, in teoria, se fossimo pura intelligenza senza corpo e quindi senza bisogni nutritivi, non dovremmo neanche uccidere vegetali, come pure facciamo mangiando i cespi di insalata, un ravanello, il broccolo ecc. Ma dobbiamo pur vivere, e se non vogliamo fare una violenza grave all’animale uomo, cioè a noi stessi, qualcosa dobbiamo pur mangiare.

Ma potremmo mangiare soltanto alimenti assolutamente non-violenti? Certo: la frutta, i frutti dell’orto (pomodori, zucchine, peperoni ecc.), i semi (legumi, semi oleosi, cereali), il latte, i latticini, le uova e il miele, sono tutti alimenti davvero non-violenti, perché non causano la morte, né della pianta – che è un vivente, ma spesso lo dimentichiamo – né dell’animale da cui provengono. 

E le verdure? Unica eccezione sono le verdure a foglia, le radici e i gambi, fateci caso, proprio i cibi considerati più innocui: sul piano filosofico e anche biologico non sono diverse dalle carni, perché la loro “raccolta” causa la morte del vivente. Purtroppo quasi sempre la raccolta d’una pianta di verdura significa la fine della vita per quell’individuo vivente (spinaci, lattuga, indivia, ravanello, cardo, sedano, basilico, prezzemolo, aglio, cipolla, rapa ecc). Perché “quasi sempre”? Perché alcune verdure, che ugualmente sono tagliate senza pietà, potrebbero teoricamente continuare a vivere per poco, anche se private dell’infiorescenza (carciofo, cavolfiore, broccolo ecc.), ma ritenute ormai “inutili” sono estirpate o lasciate seccare.

Triste a dirsi, è proprio la nostra vita, anzi, la Vita stessa sulla terra, che si basa sull’alternanza di vita e morte, comunque di varie forme di violenza. La vita nasce dalla morte, e a sua volta di conclude nella morte. Legge inesorabile della trasformazione universale e dell’ecologia. Violenza, morte, che possiamo, dobbiamo ridurre, ma non riusciamo a eliminare del tutto. Perché altrimenti neanche l’animale Uomo potrebbe vivere.

Infatti, proprio le verdure, a rigore esseri viventi come tutti gli altri, anche se classificate dagli studiosi come gradi inferiori nella complessità dei viventi e le più lontane dall’Uomo (ma attenti a non cadere in una sorta di razzismo delle specie), sono state per millenni il cibo più diffuso e abbondante, il vero amico (mal ricambiato) dell’Uomo affamato, che non si poneva certo simili problemi filosofici. E del resto i saggi dell’India, tra i quali gli antichi gimnosofisti, da cui la filosofia e la pratica del Vegetarismo proviene, avevano già risolto il problema, con una umanissima e realistica mediazione: siamo uomini, non anime, quindi bisognosi di alimenti. Dunque, i più sensibili di noi cerchino di evitare almeno le violenze inutili alla propria salute, escludendo cioè l’uccisione degli animali e nutrendosi – se vogliamo essere non-violenti – soltanto di alimenti che no causino la morte dell’animale.

Questa è la famosa “dieta vegetariana”, di gran lunga il più diffuso e antico dei regimi alimentari alternativi (vegetarismo, macrobiotica, veganismo). Si chiama anche “Vegetarismo completo” o “Dieta Vegetariana completa”. Ma è significativo che negli studi medico-scientifici di tutto il mondo sia denominata “Lacto-ovo-vegetarian Diet”, cioè dieta lacto-ovo-vegetariana. Di qui il nome del nostro sito.

Ha tutti i princìpi nutritivi, non manca di nulla, neanche della vitamina B12 o del ferro. La rara B12 è presente in latticini, latte, yogurt, formaggi e uova (v. apposita monografia con tutti i segreti per utilizzarla al meglio, per non distruggerla e per non rischiare la carenza grave). Il ferro, anzi, è paradossalmente più abbondante nel vegetariano completo che negli onnivori, in media, perché ne sono ricchi legumi e alcune verdure, sempre presenti nel piatto vegetariano). Nutrizionisti, dietologi, medici specialisti in alimentazione, che ci guardano storto se diciamo di aver abbracciato la dieta “vegana” (quella estrema senza latticini né uova né miele, praticata da poche persone), non possono dirci nulla. Al massimo vorranno sapere se davvero la nostra dieta pratica, nome a parte, nella realtà di ogni giorno apporta tutti i nutrienti necessari. Perché, attenzione, si può mangiar male, avere cioè una dieta sbilanciata e carente, quindi poco sana e non protettiva, con qualunque regime alimentare, anche vegetariano. Per questo, non basta aver fatto una “scelta di vita” un bel mattino di qualche mese o anno fa, ma bisogna controllare, avere un atteggiamento vigile e critico verso la propria dieta ogni giorno, ad ogni pasto.

E la dieta “vegan”? E’ molto più radicale ed estrema. Esclude, oltre a carni e pesci, anche latte, yogurt, latticini, formaggi, uova, miele, alimenti che l'Uomo, a differenza della carne, ha sempre consumato in modo regolare, tanto è vero che gli inizi di quasi tutte le Civiltà furono pastorali. E’ una forma di auto-privazione etica che va al di là dell’uccisione degli animali e, innovando totalmente con la Storia e le tradizioni antropologiche (mai, se non forse – e non è provato – presso remote comunità di monaci in Oriente, è stata praticata in passato), esclude dall’alimentazione dell’uomo qualsiasi alimenti di origine animale, compresi i frutti non-violenti e spontanei come latte e uova.

Ha sicuramente molte carenze, di cui una molto importante: la vitamina B12, che si trova solo nel cibo animale e che senza la quale l’uomo – è dimostrato – non vive bene. Si esclude quindi che sia più sana.
Ma è vero che la dieta vegan è più “etica” di quella vegetariana? Non è detto, anzi spesso è vero il contrario, paradossalmente. Perché un regime alimentare vegetariano completo, cioè lacto-ovo-vegetariano, è molto più facile e semplice da mettere in pratica, molto più duraturo di uno vegan, in quanto molto più tollerabile da chiunque: bambini, giovani e vecchi, uomini e donne. Quindi si estende rapidamente e così incide di più sul costume sociale e sulla salute individuale, perché grazie al minor rischio di carenze nutrizionali non allarma parenti, amici, dietologi, nutrizionisti e medici. Mentre una dieta veganiana, che è molto più complessa e difficile da realizzare per evitare carenze, spesso – se non sempre – deve essere interrotta anzitempo per “ordine” del medico, anche perché altrimenti finirebbe per compiere danni al soggetto che l’ha messa in pratica improvvisando a cuor leggero e senza una cultura scientifica adeguata, come si accenna ironicamente in un articolo.

Certo, neanche l’antica dieta lacto-ovo-vegetariana rende inutili gli allevamenti, che per quanto antichissimi (a 10.000-8000 anni a.C., a seconda della specie, risalgono le domesticazioni, non tanto diverse però da quelle di cani e gatti, spesso innaturalmente presenti e senza un minimo di auto-critica nelle case di persone che poi criticano duramente gli allevamenti di vacche, pecore, capre e galline, o l’ammaestramento nei circhi) sono spesso indubbiamente una forma di violenza. E come potrebbe? Del resto, neanche i pochissimi vegan, a maggior ragione perché pochi, potrebbero ridurli in modo visibile o addirittura vietarli. Quindi non è corretto né onesto invitare a “diventare vegan per eliminare gli allevamenti”, riduzione o eliminazione che solo gli onnivori di tutto il Mondo potrebbero ottenere, non certo i vegetariani. Velleitarismi, utopie irrealizzabili, demagogia e bugie, magari per avere più iscritti al proprio club e quindi più finanziamenti, che non hanno giovato all’intero movimento Veg

Allora è molto più utile e fattibile, quindi più onesto, battersi come fanno i vegetariani per ridurre al minimo gli allevamenti, grazie alla minore richiesta di mercato in un Mondo in cui solo pochi mangeranno carne (e in minore quantità), propugnando il ritorno a forme minime, naturali e non-violente di allevamenti, simili a quelli semibradi degli Antichi.

E l’efficienza psicofisica? Il lacto-ovo-vegetariano mostra un tono nettamente migliore nella vita d’ogni giorno. E’ questo il punto cruciale, come ho avuto modo di osservare attentamente su numerosissimi soggetti. L'esperienza quotidiana in ogni occasione, anche sportiva, ha fatto vedere una situazione di cui quasi nessuno parla. Io stesso, scrivendo i libri Il Piatto Verde e L’Alimentazione Naturale, ho citato autori e studi che magnificavano il rendimento di atleti vegetariani. Li ho riferiti con obiettività e compiacimento. La cosa mi faceva molto piacere, essendo io stesso contemporaneamente vegetariano e cultore del movimento o esercizio fisico, specialmente nella Natura (che per un vegetariano dovrebbe essere la norma). Ma – delusione atroce – la realtà che ho sempre osservato con i miei occhi come guida di centinaia di escursioni in montagna o in pianura è stata ben diversa. Tanto da far pensare o che nelle interviste i famosi sportivi “vegetariani” non dicessero la verità ai giornalisti sulla propria dieta, per apparire più popolari o per costruirsi un’immagine “buona” e positiva, oppure che ricorressero in realtà – dieta veg o no – a una gran mole di sostanze e farmaci. E, chissà, forse proprio la purezza di una dieta veg aveva il compito di ripulire la coscienza degli sportivi professionali da trucchi, integratori e pillole.

E ho anche visto una realtà che non risulta dagli studi scientifici sui vegetariani, evidentemente condotti su soggetti selezionati in un certo modo: che, cioè, i vegetariani tutti (lacto-ovo e vegan) sono meno inclini allo sport, allo sforzo fisico, cioè non solo a superare ma addirittura ad affrontare lo stress della fatica, rispetto agli onnivori. Da vegetariani c’è da restare sbalorditi e dispiaciuti da questa realtà psicofisica (forse più psicologica che fisica) così diversa dalle interviste che si pubblicano – che alle volte sembrano essere propagandistiche – e che a mia volta ho diffuso e ripubblicato. Anche amici veg ciclisti (compreso uno che faceva mostra di muoversi tutto il giorno in bici) praticavano questo esercizio con estrema moderazione, cioè a bassa o bassissima intensità. Più volte invitato a un’escursione a piedi tra boschi e monti, in oltre 30 anni quell’amico veg “ciclista soft” ha sempre rifiutato. Certo, bisognerebbe condurre uno studio serio e controllato su migliaia di soggetti, sia lacto-ovo, sia macrobiotici, sia vegan.  All’interno di questa tendenza, però, si nota empiricamente, cioè con la semplice osservazione critica e comparativa, che il lacto-ovo vegetariano sembra vivere, camminare, correre, saltare meglio del vegan, sia più tonico e attivo, più incline all'esercizio fisico, meno soggetto a debolezza e fatica. Così come appare più bilanciato nell’equilibrio psicologico e di fronte allo stress emotivo.

Non è un caso che, per esempio, che nelle prolungate escursioni in montagna, aperte a tutti gli amanti della Natura, pochi sono stati i vegetariani osservati, ma certo mai nessun vegan. Segno di una dieta lacto-ovo-vegetariana più efficace, di una vegan meno efficace, oppure di un problema psicologico di stato “difensivo” e di insicurezza che tocca tutti i “veg”, come se – è solo un’ipotesi teorica – le diete veg, tutte e in particolare quella vegan, fossero viste inconsciamente da molti praticanti come “diete ad alto rischio” (il che non è assolutamente vero, dice la Scienza) e quindi dovessero essere accompagnate da comportamenti prudenziali e di estrema cautela nella vita quotidiana? Non è ancora ben chiaro. Ma temo tutte e tre le cause.

Fatto sta che permane, non solo nel vegan ma anche nel lacto-ovo-vegetariano, un certo timore di esporsi allo sforzo fisico, una sorta di paura per il movimento e per la messa “alla prova” del proprio corpo in condizioni ritenute “estreme”, “non normali” (e che invece sono normalissime da che mondo è mondo). Insomma parecchi veg – e non mi riferisco certo ai tanti “veg da palestra” inclini agli integratori – pare quasi che vivano “frenati”. Ma evidentemente la dieta non c’entra sempre: ci devono essere problemi psico-fisici, in alcuni casi, all’origine stessa della drastica scelta alimentare, lacto-ovo o vegan che sia.
E c’è, a proposito di esercizio, efficienza e palestre, anche un altro aspetto, come dire, “etico-tossicologico” o, se la parola disturba, “etico-chimico”. il lacto-ovo-vegetariano non ricorre o fa ricorso di meno e di rado a quello che potrebbe essere considerato un vero e proprio "doping" (se fosse efficace): l'integratore. Che è, diciamola tutta, una grande e inescusabile ipocrisia, un alibi per poter continuare a considerarsi "puri" e "non-violenti totali" senza esserlo affatto, e anzi truccando la dieta naturale con le pillole, continuando perciò a mangiare male. Se non è disonestà, questa...

E' proprio sul piano etico, quindi, prima ancora che su quello salutistico, che spicca l'onestà del lacto-ovo-vegetariano. E' un realista, dice la verità.

Il lacto-ovo-vegetariano dà a intendere meno del vegan che nella vita reale (famiglia, scuola, lavoro, rapporti inter-personali, tempo libero, cultura, politica, economia ecc.) ci si può comportare come tutti, se non peggio, quasi che l’intera vita non fosse così importante come la dieta. Insomma, solo a tavola è possibile eliminare la violenza del Mondo?  E’ assurdo. Al contrario: la coerenza nella vita quotidiana è molto più importante di qualsiasi dieta.

Ma il lacto-ovo-vegetariano saggio – e non so quanti ce ne siano così – dovrebbe ammettere che l'Uomo, pur il più consapevole, generoso, altruista, ma pur sempre Uomo, cioè intriso di vita e di morte come tutti gli animali, anzi, contraddizione vivente di altruismo e violenza, egoismo e generosità, ragione e istinto, buonsenso e follia (anche Hitler, dopotutto, amava gli animali ed era dolce coi bambini), non può cambiare il Mondo stando seduto alla propria tavola. Sarebbe troppo comodo e facile. L’uomo può soltanto ridurre la violenza, cercare di ridurla al minimo compatibile con la vita, se e quanto è possibile. Cominciando dalla tavola, certo, purché si applichi coerentemente la non-violenza anche a tutti gli altri aspetti della vita. Non è onesto affermare che

Ecco perché è logico, doveroso e anche utile limitare o, per quanto riguarda noi vegetariani, evitare le uccisioni degli animali "da carne". Perché la “carne” vuol dire la morte di altri esseri viventi, gli animali, senza poter dare la vita all’Uomo. Per noi è storicamente e nutrizionalmente inutile. Nessun uomo si avventa su un animale e neanche su una bistecca quando ha fame, anche perché la carne non sfama: non ha carboidrati. E infatti nella Storia è sempre stata poco o pochissimo o sporadicamente consumata. E non ha neanche le migliori proteine – come invece tutti, medici compresi, credono – visto che per valore biologico proteico viene molto dopo uova e latticini (80 rispetto a 100, circa).

Ma la Storia e l’antropologia, invece, danno ragione alla scienza della nutrizione sugli altri cibi proteici, che non prevedono l’uccisione degli animali. Perché la vitamina B12, fondamentale per la nostra vita, sia pure in minime quantità, è presente solo in latticini e uova, se abbiamo deciso di non uccidere e di eliminare la carne.
Segno, quindi, che la nostra Natura pretende questi cibi, anche in piccole quantità. Ed è provato che latticini e uova furono i primissimi cibi dell’Uomo, anche prima degli allevamenti, molti millenni prima dei cereali coltivati, grazie al fatto che sono alimenti già pronti, di facile e immediato consumo. Una completa monografia sulla vitamina B12 che realmente trovano nel cibo i vegetariani è leggibile in un articolo dedicato.

I latticini, del resto, sono stati così importanti storicamente che tutte le nostre civiltà nacquero da pastori, prima ancora che da agricoltori, tanto è vero che perfino gli Etruschi e i Romani offrivano il latte agli Dèi, prima del vino, e le più importanti pietanze di Roma erano a base di latticini: la polentina di miglio macinato cotto nel latte (puls fitilla), il pane rituale per gli Dèi, i matrimoni e le ricorrenze fatto di farina e ricotta (libum), perfino il timballo di lasagne e ricotta descritto da Catone (placenta), il famoso impasto al mortaio di formaggio, aglio, erbe aromatiche e olio da spalmare sul pane di pastori e contadini (moretum),  la bevanda dissetante di latte e crescione (lepidium) dei contadini, ecc. Senza contare la tradizione di cominciare il pasto con l’uovo e finirlo con la frutta (“ab ovo usque ad mala”, dall’uovo alle mele). E il popolo tradizionalmente più vegetariano al Mondo, quello indiano (di religione indu), non per caso i latticini li consuma (anche se non le uova, ritenute a torto quando non fecondate, “alimento destinato ai pulcini”).

Esistono, insomma, prove storiche e antropologiche, oltreché nutrizionali, che l’uomo antico non solo era tendenzialmente vegetariano, ma preferiva consumare latticini e-o uova al posto delle carni di animali che occorreva uccidere. Il che avrebbe comportato non solo un certo grado di violenza inutile verso gli animali ai quali all’epoca era affidata l’agricoltura, ma anche uno spreco economico insostenibile e inammissibile per quei tempi. Uccidere un bue sano era reato grave, per questo motivo. Mentre berne il latte era lecito. E una società del genere dette ottimi risultati, a quanto pare. Creò diritto e architettura, democrazia e tecnologia, la Venere di Milo e la Gioconda (a proposito, quest’ultima fu dipinta proprio da un lacto-ovo-vegetariano). O vorreste tornare indietro, quando la mancanza di proteine (la caccia era difficilissima e sporadica) rendeva l’Uomo un essere brutale sempre alla ricerca di cibo e incapace di costruire società e cultura?

Latticini e uova, insomma, essendo la base della nostra Tradizione sono stati sperimentati per migliaia di anni, non sono un qualsiasi cibo nuovo, inventato dall’industria o dai ristoranti fast-food. In pratica è come se tutta la Storia sia stata, al riguardo, un enorme studio scientifico sulla alimentazione naturale e sull’uso dei cibi proteici non carnei. Ecco perché possiamo ridurli, certo, ma non possiamo eliminare dalla nostra alimentazione uova e latticini. Perché fanno parte della nostra “alimentazione naturale”, cioè antropologica, provata per millenni. Del resto, quanti altri cibi sono stati “provati” così a lungo?

E' la nostra Storia, la Natura, il nostro corpo, che dobbiamo ascoltare, non le filosofie, le religioni e le ideologie, che cacciate dalle università si sono rifugiate nel cibo, tipico refugium peccatorum perché interessa tutti, materia solo apparentemente “facile”, quindi regno dei mediocri e ignoranti della sottocultura di provincia. Ricorderò sempre una lettera di un sedicente, severissimo, club “igienista”: conteneva tanti e tali elementari errori di lingua italiana da far pensare ad uno scherzo. Questo è il livello culturale. Basti dire che un sito e un libro che si intitola abusivamente alla alimentazione “naturale” sono tenuti da un rappresentante di commercio. 

Ma quello che più urta e offende di molti vegan è il ricorso continuo alle bugie, il polemismo eccessivo, il fanatismo da setta, l' aggressività verso chiunque non sia vegan. Sono vizi gravi per chi si definisce e si vanta di essere "non violento" totale, che è invece solo una vanteria infantile, poiché la non-violenza assoluta è una utopia irrealizzabile incompatibile con la vita umana, dato che la natura biologica e la vita dell'Uomo, la sua origine, la sua Storia, sono imbevute di violenza. Violenza che noi umani possiamo - se siamo onesti - solo limitare, ridurre, moderare, ma non eliminare. E tantomeno solo a tavola, che è un piccolissimo aspetto della vita, mentre preponderanti per capire il grado di violenza d'un uomo sono i suoi rapporti con gli altri, le due idee, le sue parole, i suoi scritti, i suoi comportamenti. Altro che il solo cibo. E invece, è diventata una macchietta tradizionale, tanto è frequente, la figura dell'estremista vegan, tanto non-violento a tavola, quanto aggressivo e isterico è nella vita quotidiana con parenti, amici, colleghi di lavoro ed estranei. Basta, come esempio, leggere o guardare, i siti vegan su internet...:-).

Questo rigore inutile mai preteso da nessun popolo nell'Antichità, questa utopia irrealizzabile spacciata per virtù quotidiana, e poi il comportamento contrastante nella vita di tutti i giorni, scandalizzano e danno un'immagine contraddittoria e caricaturale di molti attivisti vegan (e ogni vegan, sia chiaro, tende a essere attivista e propagandista). Ma poi, che altro è la propaganda martellante se non una piccola forma di violenza psicologica? Non è bello di molti vegan, neanche il disprezzo per la Scienza, che è solo la conoscenza della Natura (e il suo contrario è l'ignoranza, perché non esiste una "scienza alternativa"). E poi non parliamo del mare di finti “esperti” imbroglioni che non studiano, leggono solo gli opuscoli, i siti e i libri che piacciono, eppure prescrivono in modo autoritario agli altri, creduloni, diete che essi stessi non seguono. E poi che cosa c'entra lo spiritualismo? Lo spirito che già non esiste nell'Uomo, esisterebbe dunque negli animali, che malgrado il nome, sono ritenuti perfino dai teologi cristiani e islamici che vedono spiriti e anime dappertutto "senza anima"? Invece, torniamo alla Terra e alla sua Storia e storia naturale. Le filosofie e le religioni non c’entrano nulla col cibo, non devono entrarci. E da che mondo è mondo, le teorie filosofiche mal interpretate e le religioni hanno già fatto troppi danni sotto forma di intolleranza, fanatismo, violenze, uccisioni, perché possiamo permettere che si infiltrino anche nell'alimentazione.

Il vegetarismo (lacto-ovo-vegetarian) non basta? Ma se già i vegetariani  sono pochi, pochissimi, in barba alle indagini demoscopiche truffaldine, perché fatte per ingraziarsi l’industria o commissionate da produttori di alimenti veg o bio, come può constatare ogni vegetariano guardando la propria rubrica telefonica o di email ! Perché, allora, si sta verificando negli ultimi anni questa una folle corsa a posizioni sempre più oltranziste, estremistiche, che ricorda certo infantilismo politico degli anni 70? L'amore per gli animali? Non c’entra nulla: è un pretesto. L’animalismo, cioè la non-violenza, è una cosa, l'animalismo estremistico è un'altra, perché è violento.

Non è lecito moralmente strumentalizzare gli animali per criminalizzare altri uomini, o addirittura l'Uomo; è vergognoso utilizzare gli animali per meglio odiare e screditare con la scusa di una presunta "morale" i nostri avversari. Se è inteso così, come puro strumento di lotta “politica” e di odio, il veganismo non è migliore di altre ideologie estremistiche, e il veganiano non è "più buono" o "più onesto" del vegetariano o dell'onnivoro, come – sia ben chiaro – il vegetariano lacto-ovo non è più buono dell’onnivoro. Abbracciare un’ideologia non ci garantisce la retta via. Lo abbiamo sempre avuto sotto gli occhi: filosofi, guru, asceti, monaci, suore e preti, e a maggior ragione vegetariani o veganiani, non sono certo più buoni e onesti degli altri uomini.

Contro gli eccessi missionari e propagandistici di ideologie estremistiche e fanatiche che restringono una pretesa “morale” solo alla dieta, senza toccare tutte le altre attività della vita quotidiana, anzi, diffondendo odio e falsità anti-scientifiche (tre esempi a caso: l’inutilità della vitamina B12 che secondo loro sarebbe “propagandata da un complotto di industrie farmaceutiche”, e la dannosità di latticini e uova, che invece sono stati tra i primi cibi dell’Uomo storico e gli hanno permesso di evolversi e progredire magnificamente), questo sito sarà sempre in prima linea.

La scelta vegetariana, intesa nella sua normale e praticabile accezione storica e scientifica, è da sola così importante, che se la praticassero per ipotesi tutti gli uomini, l'aspetto stesso della Terra cambierebbe. E gli uomini sarebbero meno aggressivi anche tra loro. Non c’è bisogno, perciò, anzi è controproducente, esagerare, estremizzare, inventare, falsificare. Invece, oggi, basta  dare uno sguardo a siti, opuscoli e manifesti in cui si legge che i… macellai sono dei criminali… per rendersi conto, purtroppo, che l'aggressività e il ricorso a falsità infantili di molti sedicenti “vegetariani” e “vegan” supera di molto quella degli onnivori.

Questo sito, perciò, intende svelare le mistificazioni, far notare le contraddizioni e le falsità, denunciare le disonestà nel campo dell'alimentazione vegetariana. Un compito morale ed etico, quindi. Ma anche scientifico, perché la verità è sempre legata alla conoscenza, quella vera, accreditata, riconosciuta dalla comunità dei ricercatori. non da un solo studioso eccentrico che a 80 anni, in pensione, s'ìinnamora non della verità ma di una teoria, e all'improvviso dice il contrario di quello che ha sempre detto e fatto. Ecco, perciò, che le ragioni della Ragione, diventano le ragioni della Morale individuale e anche collettiva (l’Etica). 

Un'Etica della falsità non è Etica: l'Etica vuole le verità, con i pro e i contro, con i pregi e i difetti, con i limiti di tutte le cose della Terra. E anche il vegetarismo, che è un tentativo generoso, solo un tentativo dell'uomo per "ridurre" il male, a cominciare da quello inutile (quello nell'alimentazione), fa parte di questo mondo relativo e imperfetto. E le verità sul cibo le danno solo la Storia e la Scienza. Il vegetarismo, nella sua accezione storica consolidata, cioè lacto-ovo-vegetarismo, non è, non può essere la risoluzione a tutti i mali e le violenze del Mondo: è stupido pensarlo. Neanche elimina il carico della nostra violenza personale, sia caratteriale e comportamentale che biologica (non dimentichiamo che la nostra vita vuol dire la morte per milioni di microrganismi e animali dentro e fuori di noi: basta respirare, mangiare, digerire, camminare). Ma il lacto-ovo-vegetarismo è la migliore dieta possibile per ridurre al minimo quella violenza che è impossibile eliminare del tutto dalla vita dell'Uomo, sia verso se stesso che verso il mondo circostante. E anche provocare carenze è fare violenza. E' un regime alimentare moderato, possibile, relativamente facile, tradizionale per l'uomo (quindi già conosciuto e provato), coerente, sincero e onesto. Non è "perfetto" come nessuna cosa umana, e proprio grazie alle sue "imperfezioni" (pensiamo solo ai microgrammi o milligrammi di caglio animale che saranno presenti in una porzione di qualche formaggio: c'è molta più "vita" batterica destinata a morire, per far vivere noi, nel nostro colon!) che è sincero e tollerante. Ma è onesto, perché non si vanta di cambiare il Mondo e trasformare i criminali in angeli (entrambe falsità) e non dice di essere una "pura" dieta vegan per poi imbottirsi di pillole di integratori (che non solo sono in contraddizione con l'alimentazione naturale, ma anche un'ammissione che non si crede nella propria dieta). Ed è anche più coerente. Se si pensa agli allevamenti, bersaglio tipico dei vegan e che i vegetariani vogliono ridotti molto di numero e allo stato semi-libero, non si può non notare la contraddizione stridente di molti oltranzisti vegan che non solo talvolta fanno violenza a se stessi con le carenze e un regime auto-imposto con masochismo, ma spesso detengono animali da compagnia in casa, quindi in cattività! E che altro è questa "amorevole" prigionia se non un allevamento, anzi, il peggiore, perché per futili motivi? Inoltre, a differenza del regime vegan, spesso interrotto subito per motivi di salute o pratici o per ordine del medico o per mutevolezza d'idee, la dieta lacto-ovo-vegetariana, lungamente sperimentata nella Storia, dura a lungo, quindi ha effetti molto maggiori. Il lacto-ovo-vegetarismo è perciò la migliore mediazione possibile tra la salute dell'uomo e la vita degli animali, tra etica e vita umana. 

AGGIORNATO IL 29 SETTEMBRE 2015

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